Biffi a ZC: “Il Palermo andrà in A. Mi sento più palermitano che milanese. Zampa ha sbagliato solo ad affidarsi agli slavi”

Era arrivato a Palermo nel 1988 da ragazzo, a soli ventitré anni. Se n’è andato undici anni più tardi, da uomo. Recordman di presenze con la maglia rosanero: 321 in totale, condite da 18 reti. Stagioni intense quelle vissute in Sicilia da Roberto Biffi. Gioie e dolori, due promozioni dalla C1 alla B e altrettante retrocessioni. Il “Palermo dei picciotti” e la vittoria per 3-0 nel ’95 sul Parma di Tanzi e del Pallone d’oro Stoichkov. Soprattutto, una Coppa Italia di serie C conquistata, unico trofeo dalla storia palermitana. Tutt’ora molto amato nel capoluogo siciliano, Biffi oggi insegna calcio ai ragazzi che sgomitano per un posto al sole nei campionati dilettantistici. Lo fa al nord, in Ligura di preciso. Allena infatti l’Ospedaletti, società che milita in Promozione e il cui patròn è lo juventino Stefano Sturaro. Con lui abbiamo ripercorso le tappe della sua carriera all’ombra di Monte Pellegrino e parlato del momento della squadra.

Il record di presenze

“Nel calcio attuale è difficile che il mio record venga battuto. I ragazzi oggi si trasferiscono da una squadra all’altra per interessi economici, propri e delle società che devono far quadrare i conti. Non ci sono più le bandiere come Baresi o Maldini. Il record è un onore, ma non mi dispererei se dovesse essere superato in futuro”.

Un uomo del nord a Palermo

“Sono arrivato un po’ prevenuto. Era un periodo storico particolare, in più dalle mie parti c’erano diversi pregiudizi. Tuttavia, ho riscontrato che ciò che si dice al nord in realtà  non si percepisce. La città è bella e accogliente. Palermo sarà sempre nel mio cuore, mi sento più palermitano che milanese ormai. Ho trascorso più tempo in Sicilia che a casa mia, si può dire che sono nato a Milano ma cresciuto a Palermo. Al sud ci sono valori importanti, che mi hanno permesso di maturare come uomo”.

Il rammarico della A mancata

“Si tratta di un grande rammarico. L’anno del cosiddetto ‘Palermo dei picciotti’ avevamo i mezzi per farcela. Abbiamo avuto un calo per otto partite, in cui abbiamo raccolto pochi punti e abbiamo perso contatto dalla zona promozione. In seguito, ci siamo ripresi ma era tardi. Tuttavia, non abbiamo chiuso distanti dall’obbiettivo. Giocare in A sarebbe stato bellissimo, e raggiungere tale traguardo in una città come Palermo è un sogno. Penso che i giocatori che hanno ottenuto la promozione negli successivi abbiano toccato un cielo con un dito. D’altro canto, il pubblico palermitano ci ha fatto provare sensazioni simili anche quando abbiamo vinto la C. Il rovescio della medaglia è che si è costretti a vincere, ma è qui che si vedono i calciatori veri”.

Il momento più bello e il più brutto

“Ovviamente si ricordano sempre con piacere le vittorie. Ma il ricordo più bello in assoluto è legato all’inaugurazione della ‘Favorita’ dopo i lavori per i Mondiali del ’90. Nei due anni precedenti avevamo giocato a Trapani, lontano da casa. Finalmente, giocammo a Palermo in coppa contro la Lucchese. Perdemmo ai rigori, ma ricordo con grande emozione l’atmosfera festosa di quella serata indimenticabile. Porto comunque nel mio cuore i miei compagni e tante persone che ho conosciuto in quegli anni. Punti di riferimento per la città come Barbera o Matracia. Il momento più brutto è senza dubbio legato alla mia ultima partita con i rosanero: il play-off contro il Savoia. Non perché è stata la mia ultima, ma per come è andata. Sono stato espulso e non siamo riusciti a raggiungere l’obbiettivo. Non mi è andata giù chiudere così la mia esperienza è in Sicilia. Se potessi, rigiocherei quella gara”.

La Coppa Italia di C e il torneo Anglo-Italiano

“Un ricordo bellissimo, il coronamento di un’annata strepitosa in cui vincemmo anche il campionato di fronte a squadre forti come Acireale e Perugia. Eravamo un gruppo indistruttibile e quel trofeo fu il completamento perfetto di quella stagione. Lo stadio quella sera era impazzito. Mi è rimasto l’amaro in bocca per non aver potuto giocare la Coppa Anglo-italiana, torneo cui partecipavano le migliori non promosse della serie cadetta inglese e italiana. Ci eravamo qualificati nel ’96, ma l’anno dopo la competizione fu abolita e non abbiamo potuto prendervi parte. Sarebbe stato bello giocare in Europa con il Palermo, un altro record”.

Le punizioni “alla Biffi”

“I miei calci di punizione erano croce e delizia per il pubblico. Non ero dotato di un piede raffinato, tiravo di potenza. Per cui molte volte la palla finiva in tribuna, altre riuscivo a centrare la porta e far goal. Le reti a cui sono più legato sono quelle al Ravenna in Coppa Italia – che ci ha consentito di giocare contro il Milan nel turno successivo – e al Monza nel ’94 grazie alla quale ci siamo salvati”.

I tuoi presidenti e Zamparini

“Quando sono arrivato c’era un gruppo di imprenditori, guidati da Gianfranco Vizzini, che stavano risollevando la società dopo il fallimento. Poi, ho avuto Polizzi e Ferrara, che si alternavano nel ruolo di a.d. e presidente. Loro hanno fatto il massimo per le loro potenzialità economiche, che non erano grandissime. Anche quando siamo retrocessi, si è trattato di circostanze sfortunate. So di inimicarmi qualcuno in Sicilia, ma Zamparini ha fatto grandi cose a Palermo. A mio parere, ha fatto molto meglio rispetto a quanto sia percepito dalla pubblica opinione. Fino a un certo punto, nonostante le cessioni importanti, è riuscito a mantenere la squadra ad alti livelli. I problemi sono sorti quando il presidente si è rivolto al mercato slavo. I calciatori che vengono da quelle parti, pur se bravi, non hanno lo stesso temperamento dei sudamericani. Non è facile mettere insieme ragazzi che parlano lingue diverse e hanno meno senso di appartenenza. Questo, secondo me, ha fatto incrinare i rapporti con la piazza. Tuttavia, il presidente sta facendo di tutto per tornare in A e credo che ci riuscirà. La cosa fondamentale è che ci credano anche i ragazzi, i quali sono calciatori importanti per la categoria”.

Fallimento

“Oggi ci vogliono grandi disponibilità economiche per gestire una società di calcio. Non mi pare che Zamparini abbia particolari difficoltà. Inoltre, ci sono situazioni notevolmente peggiori in giro per l’Italia. Si tratta della quinta città del paese, ci vuole ben altro perché possa fallire. Mi auguro che il friulano rimanga, perché ha dimostrato di capire di calcio”.

Il momento della squadra

“Un momento di flessione ci sta. La squadra nel girone d’andata ha fatto molto bene. Purtroppo, il periodo di crisi è coinciso con le vittorie delle rivali per la promozione diretta. Comunque, i punti di svantaggio sono pochi e credo il Palermo abbia le potenzialità per piazzarsi nelle prime due. Facendo i debiti scongiuri, mi auguro di tornare in città per festeggiare il ritorno in A con i miei vecchi amici”.

Palermo come punto di passaggio e i capitani

“Per me giocare al Palermo costituiva indubbiamente un punto d’arrivo, ma erano tempi e contesti diversi. I rosa hanno avuto capitani importanti come Corini e Miccoli anche dopo di me, e a un livello ben più alto. La differenza, forse, è che noi stavamo maggiormente a contatto con la gente. Gli allenamenti erano aperti, sentivamo il rapporto con i tifosi e per questo loro ci ricordano con affetto. I calciatori di oggi, invece, sono più distanti e conducono una vita più riservata, ma non è detto che sia un male”.

Analogie fra il Milan e il Palermo in B

“Si tratta di un paragone che ci può stare. Era il Milan di Farina, quindi non aveva il blasone che poi ha acquisito con Berlusconi. Certamente, come il Palermo quest’anno, avevamo l’obbligo di vincere. La pressione può essere un fardello pesante, ma fortunatamente riuscimmo a vincere alla grande quel campionato”.

La vita da allenatore fra i dilettanti

“A parte un breve esperienza da vice nella A bulgara, ho sempre allenato fra i dilettanti. A parte la D, dove ci si avvicina al mondo dei pro, si tratta di una realtà diversa. Molti ragazzi arrivano al campo dopo aver lavorato e percepiscono un rimborso modesto. Quindi, più che essere un tecnico devi aiutare i giocatori a divertirsi. L’Ospedaletti è una società florida, il cui patròn è Stefano Sturaro, il quale ci supporta molto economicamente e tiene alla crescita della società. Sono qui perché mi ha voluto lui. Vi sono diversi elementi con esperienza ad alti livelli e, insieme, vogliamo dare una mano ai più giovani a emergere. Ho avuto mister importanti (Sacchi e Capello fra gli altri n.d.r.), da cui ho imparato molto. L’aver vissuto in prima persona determinate metodologie di lavoro è essenziale per poterle concretamente metterle in pratica da allenatore. Conosco abbastanza Lupo ed è un peccato sia stato allontanato, ma conosco anche Valoti con cui ho giocato a Parma. Farà bene. Ovviamente, tornerei con piacere a Palermo”.

Messaggio ai tifosi

“I tifosi rosanero sono nel mio cuore. Li abbraccio e spero di ritrovarli per festeggiare la promozione a fine campionato”.

 

La redazione di Zona Calcio.net ringrazia Roberto Biffi e l’Ospedaletti Calcio per la cortesia.

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