Dietmar Pfeifer a ZC: “Südtirol, modello di integrazione e punto di riferimento. Il nostro migliore risultato è creare un qualcosa di duraturo”

In un sistema calcistico sempre più in difficoltà, legato in maniera avida ad una politica del risultato dagli effetti controproducenti, c’è chi va controcorrente affermando l’importanza di creare un progetto che possa gettare delle basi durature. Non è un caso che il Südtirol rappresenti una meravigliosa eccezione per il nostro calcio, un club che è la dimostrazione di come in C esistano delle realtà in grado di essere dei fattori determinanti per la rinascita del nostro movimento. La società altoatesina è diventata nel corso degli anni un punto di riferimento per l’intera area, massima promotrice di un’integrazione sociale e culturale, un’eccellenza dello sport pronta a regalare a tutti gli appassionati dei veri e propri gioielli: il nuovo centro sportivo (già operativo, ma che sarà inaugurato il 7 Aprile) e un stadio di moderna generazione (in fase di realizzazione) che sarà motivo di vanto ed orgoglio per tutta la regione. In esclusiva a ZonaCalcio.net è intervenuto Dietmar Pfeifer,  amministratore delegato del Südtirol, una delle grandi menti che ha permesso lo svilupparsi, attraverso idee semplici ma concrete, il prototipo di società modello, lo stesso ai nostri microfoni ha voluto analizzare il percorso intrapreso dal club, che distaccandosi dalla sterile logica dei tre punti, si è rivelato già vincente.

Il vero risultato – “Il Südtirol non è un unico investitore, ma un gruppo ampio composto da 30 soci, 140 sponsor, che può vantare un’associazione dilettantistica che conta su 420 soci. Una struttura tale che ci permette di intavolare un discorso ampio, con la quale abbiamo già raggiunto risultati importanti, tale suddivisione è una garanzia che ci facilita nelle scelte che sono il frutto di decisioni prese democraticamente. In una realtà difficile come la nostra, dove ci sono pochi introiti, e le società si ritrovano in uno stato di precarietà, cambiando spesso direttori e vertici, sopravvivendo e non costruendo, noi crediamo nella continuità, pensando a lungo termine. Il nostro percorso sarà più lento ma stiamo crescendo in primis come azienda, il nostro deve essere valutato in primis per le tante iniziative ed attività svolte, abbiamo tanta strada da fare e non ci fermeremo, il nostro risultato deve andare oltre alla ricerca della B ma nel creare di qualcosa di duraturo nel tempo.”

Nuovo centro sportivo – “Il nostro centro sportivo verrà inaugurato ufficialmente il 7 Aprile, ma già è a disposizione dei nostri tesserati. Possiamo contare su due campi in erba naturale, due in sintetico ed inoltre su altro piccolo. Una struttura composta da una sede amministrativa, lavanderia, sala riunioni, un centro medico che rappresenta il fiore all’occhiello della medicina sportiva dell’intera regione. Con questo centro sportivo abbiamo raggiunto elevati standards professionistici, tali da essere onorati da poter ospitare il 23 maggio la Germania campione del mondo, nel ritiro prima dell’avventura dei teutonici nella rassegna iridata in Russia.”

Druso – “L’intera progettazione è stata approvata, nei prossimi mesi partirà la gara d’appalto. Una struttura modello inglese, che permetta allo spettatore di vivere pienamente l’emozione e lo spettacolo offerto in campo, senza barriere, che sia adeguato ed in linea con la politica dell’entertainment. La capienza attuale è di 3.300, che verrà ampliata fino a 5.500, in tal modo da essere idoneo per la B, ma il progetto è finalizzato a raggiungere il numero di 10.000 spettatori. Ci saranno aree adibite per rendere questo gioiello un punto di incontro non solo in occasione delle sfide, ma per diventare una realtà importante per la gente anche nella vita quotidiana. Inoltre per offrire ulteriori servizi all’avanguardia verranno realizzate una zona business e skybox. Una volta concluso, il Druso potrebbe essere accostato a stadi di assoluto valore, che sono l’orgoglio di club che giocano nelle massime categorie, come l’Audi Arena dell’Ingolstadt, il Tivoli-Neu Stadion, o una sorta, con le adeguate differenza, di Allianz Stadium, casa della Juventus. Il nostro è un progetto molto interessante ed avveniristico, che ci permette di adattarla alla nostra dimensione, qualsiasi essa sia, senza troppe pressioni, visto che non siamo legati alla politica del risultato ma alla creazione di una realtà che va oltre il semplice ambito sportivo.”

Tanti cambiamenti – “Quest’estate abbiamo cambiato molto, chiudendo un ciclo, e partendo con nuove idee ed impulsi, affidandoci ad un direttore sportivo competente e preparato come Valoti, e puntando su un tecnico giovane ma molto abile, e mi sorprendo sempre quando mi fanno domande sulla sua età. Zanetti ha competenza ed entusiasmo, dotato di una spiccata personalità, uno che ha giocato a certi livelli, e che non ha niente di meno dei tanti allenatori altrettanto giovani che si stanno mettendo in mostra nei campionati maggiori dei grandi paesi calcistici come la Germania.”

La Serie C è una risorsa – “Dobbiamo essere considerati una risorsa, ma purtroppo la realtà è ben diversa, sarebbe necessaria una ripartizione più equa dei diritti televisivi, la Serie C ha bisogno di più introiti, perché questa categoria potrebbe essere un valore aggiunto per la rinascita del nostro movimento calcistico e per la formazione dei nostri talenti. In tali condizioni i club fanno fatica, e soprattutto i settori giovanili non riescono ad essere pienamente produttivi, perché con i giovani c’è bisogno di formatori qualificati e di competenza, e tali figure devono vedere adeguatamente riconosciuto il proprio lavoro. La Serie C ha la forza di essere presente sul tutto territorio, ed i club potrebbero con le dovute incentivazioni, svolgere la funzione che in altri paesi viene svolta dai centri federali che non possono contare su una struttura capillare come la nostra.”

Giovani – “Negli ultimi 30 mesi abbiamo fatto passi da gigante, molti ragazzi hanno avuto la possibilità di trasferirsi in club importanti: De Luca(Torino), Straudi (Werder Brema), Sgarbi (Napoli) e Wieser (Inter). Il nostro lavoro con i giovani è abbastanza ed aspiriamo a fare ancora di più.”

Punto di riferimento – “Vogliamo rimanere e rendere ancora più solido il nostro “essere” un punto di riferimento per l’intera area, aggiungendo un tassello alla volta alla nostra struttura organizzativo, partendo dalla nostra prima squadra ed avendo una determinata attenzione al settore giovanile. Bisogna costruire una società che possa avere delle basi prospettiche, che abbia progetti a lungo termine, cercando di raggiungere degli importanti standard di qualità. Questo club deve rappresentare il movimento calcistico di un’intera regione.”

Realtà per il territorio, senso di appartenenza e integrazione – “In questa terra prima del Südtirol, non si poteva parlare di calcio professionistico, in tal senso siamo stato precursori, innalzando il livello qualitativo di tutta l’area altoatesina, infatti il valore e lo spessore dei campionati locali è migliorato notevolmente, visto che molti di questi ragazzi sono passati dal nostro club, così come sono cresciuti i vari formatori ed allenatori di tali categorie. Si è creato realmente un movimento, sono aumentati inoltre i camp estivi. Intorno a questo club si è creato uno spirito di appartenenza, il Südtirol è un modello di integrazione, facendo amalgamare ragazzi che parlano lingue differenti: ladino, italiano ed austriaco. Un baluardo culturale e sociale che anche in tali termini vuole crescere.”

La redazione di Zonacalcio ringrazia Dietmar Pfeiffer e la Società FC Südtirol per la cortesia e disponibilità. L’intervista può essere riprodotta, parzialmente o integralmente, solo su autorizzazione della Direzione di Zonacalcio

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