ESCLUSIVA – Lentini a ZC: “Non volevo andarmene da Torino, ho amato quella piazza. Dopo l’incidente avevo perso le motivazioni. Su Belotti…”

Quella che vi andremo a raccontare è una storia fatta di rimpianti, sfortuna, sconfitte ma anche talento, carattere e forza di sapersi rialzare sempre, anche quando tutto sembra ormai perduto. Il protagonista è Gianluigi Lentini, grande promessa del calcio italiano. La sua carriera comincia nel migliore dei modi e il talento nato a Carmagnola sembra spiccare il volo nel calcio che conta. Eppure qualcosa va storto. Il 2 Agosto del 1993 è vittima di un grave incidente stradale: per fortuna non ha perso la vita, ma la sua corsa verso i propri obiettivi frena bruscamente ed è costretto ad aspettare ben cinque anni prima di tornare a giocare a San Siro per il Milan.

La redazione ZonaCalcio.net è riuscito a contattarlo, e Gianluigi ci racconta il suo passaggio dal “suo” Torino al Milan di Capello: “Ero molto legato alla piazza granata, all’epoca non sarei mai voluto andare via. Poi mi sono deciso e ho dato tutto me stesso per la maglia rossonera.”  Al Milan le cose vanno sempre meglio, vince uno scudetto da assoluto protagonista ottenendo anche la convocazione in Nazionale con mister Sacchi. Ma un giorno la fortuna decide di voltargli le spalle: a bordo della sua Porsche ha dei problemi con il ruotino della macchina e la stessa sbanda. Incidente mortale, per fortuna non toglie la vita a Gianluigi ma distrugge, oltre alla sua auto, il sogno di consacrarsi come uno dei migliori giocatori italiani. E di quell’incidente l’ex Milan ha un ricordo ottimista: “Dal punto di vista dell’atleta mi ha tolto tutto, ma posso ritenermi fortunato perché sono ancora vivo e vegeto ed è questo l’importante.”

Riprendere a giocare era la cosa che Gianluigi voleva di più, ma gli sono voluti cinque lunghi anni per tornare su un campo da calcio: E’ servita tanta forza, soprattutto mentale. Ci è voluto tantissimo per arrivare ad alti livelli e un incidente ha azzerato tutto ciò che avevo fatto fino a quel momento. Non ho più avuto la voglia necessaria per poter ricominciare, mancavano le motivazioni dopo quello che era accaduto. Una delle cose peggiori era sentire i commenti della gente al termine di ogni partita: se giocavo male sentivo dire che non ero più quello di prima. Non potevo sbagliare neanche una partita. In tutto questo la mia famiglia mi è sempre stata accanto, oltre ai compagni e agli amici che mi volevano bene.”

Nel Milan incontra diverse difficoltà e decide di cambiare aria, passando all’Atalanta, dove ritrova Mondonico, allenatore che ha avuto anche a Torino: Per me è stato un secondo padre, mi ha voluto molto bene. Siamo rimasti legati anche a fine carriera. La sua più grande qualità era che riusciva a capire i giocatori, sapeva che ognuno ragionava in modo diverso. Era molto bravo ad essere psicologo, individuava le personalità dei giocatori.” Se c’era Mondonico col quale aveva uno splendido rapporto, si diceva l’opposto del suo rapporto con Capello ai tempi del Milan, ma Gianluigi smentisce e ci tiene a precisare: “Con lui c’era un ottimo rapporto, i problemi sono sorti dopo l’incidente e lui mi fece giocare meno. In quel momento ero meno pronto degli altri, capisco il suo punto di vista.” L’ultima maglia importante indossata da Gianluigi è quella del Cosenza in Serie B, dopo esser tornato a Torino per riportare il suo club e i suoi tifosi dalla Serie B alla Serie A, missione fallita nello scontro diretto contro il Perugia di Materazzi.

Al momento della tua cessione al Milan i tifosi del Torino si sono ribellati contro il presidente granata, accusandolo di aver venduto la punta di diamante di questa squadra. Discorso simile su Belotti, attualmente idolo dei tifosi granata ma a rischio cessione: “Cairo sarà davanti ad un bivio: o cedere il giocatore e fare una squadra più competitiva oppure decide di tenerlo, continuando a fare sacrifici economici importanti. Credo che davanti a 100 milioni sia più giusto lasciarlo andare.”  Tornando al Milan, l’ex rossonero si astiene da commenti sul closing, ma ci tiene a precisare:Non riesco ad immaginare il club senza Berlusconi.”

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