ESCLUSIVA – Stefan Schwoch a ZC: “Al Venezia eravamo una famiglia, abbiamo fatto qualcosa di grande. E ora può succedere di nuovo”

La redazione di ZonaCalcio.net si è messa in contatto con Stefan Schwoch, storica bandiera del Vicenza e recordman di reti in Serie B ma con un roseo passato anche tra le file del Venezia. La nostra intervista in esclusiva all’ex attaccante ha rispolverato i ricordi di quell’esperienza in laguna ai tempi di Novellino e Zamparini, senza mancare di ottenere un parere sulla situazione attuale da chi l’ambiente del calcio veneziano lo conosce bene.

Stefan Schwoch, tra 1997 e 1999 una stagione e mezza al Venezia densa di avvenimenti: 17 centri nell’anno della storica promozione in Serie A, la festa, il difficile impatto con la massima serie. Quale ricordo la emoziona di più?

Quando penso a Venezia la prima cosa che mi viene in mente è il gruppo che si era formato: mangiavamo tutti insieme, eravamo sempre pronti a darci una mano sul campo ma ci frequentavamo anche nel tempo libero. Eravamo molto legati, fu questa la nostra forza che ci aiutò a raggiungere un risultato sportivo che la città non viveva da più di trent’anni. Poi sì, abbiamo sentito l’impatto con la categoria nuova. Magari si poteva osare qualche accorgimento in più durante il mercato estivo ma era un campionato durissimo.

Sul finire della parentesi lagunare, sono arrivati i suoi unici due gol in Serie A. Poi a gennaio lei andò a Napoli e in laguna arrivò Recoba, che salvò gli arancioverdi. Qualche rimpianto?

E’ strano, perché nel nostro difficile avvio di stagione ero comunque quello che aveva fatto più gol al momento in cui ho lasciato il Venezia. Poi, certo, l’arrivo di Recoba ha portato quella qualità che mancava alla squadra per poter competere in Serie A. Però non ho grossi rimpianti: sono andato in una grandissima piazza come quella di Napoli, che mi ha fortemente voluto. E questo è sempre stato fondamentale nell’orientare le scelte che ho fatto nell’arco della mia carriera.

Torniamo ora al presente. Il Venezia di oggi ha le carte in regola per ripercorrere, nel raggio di qualche anno, quell’incredibile cammino?

Ci sono tutti gli ingredienti per fare bene. Adesso è una squadra che in Lega Pro sta stretta, guidata da un allenatore già con esperienza in massima serie e finalmente da una società solida. Tacopina è una garanzia. Vincere non è mai facile, ma ora a Venezia ci sono i presupposti migliori per poterlo fare.

Lei ha ancora contatti col calcio veneziano?

Naturalmente sento ancora mister Novellino, a cui sono stato molto legato. Ma anche Iachini, Pavan, Dal Canto, anche se non spessissimo dopo che le nostre strade professionali si sono divise.

Dopotutto è diventato una bandiera del Vicenza. E’ stata una scelta maturata anno dopo anno o si innamorò subito della piazza biancorossa?

E’ successo poco alla volta ma poi è stata una scelta di vita. Sono arrivato in una delle squadre più forti in cui abbia mai giocato, anche se non abbiamo raggiunto i traguardi che speravamo. Poi già a partire dalla seconda stagione ero capitano e dopo tanti anni di girovagare ho deciso di fermarmi qui. Vicenza è una città tranquilla e a misura d’uomo, ci è anche nato mio figlio. L’affetto della gente è quel qualcosa in più che mi fa sentire di casa.

Una domanda finale sulla Serie B, di cui lei è il secondo marcatore di sempre. Rispetto agli anni di Stefan Schwoch com’è cambiato il campionato cadetto?

Sicuramente è diminuita la qualità, a causa delle molto più ridotte disponibilità economiche delle squadre partecipanti. Resta un campionato lungo e avvincente perché mai scontato, giocato sul filo dell’equilibrio. Ed è sempre un’importante rampa di lancio per i giovani del movimento calcistico nostrano.

Ringraziamo il signor Stefan Schwoch per la grande disponibilità e cortesia dimostrata.

Francesco Gottardi

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