Fabio Lupo a ZC: “Palermo, per sempre un bellissimo ricordo. Quagliarella meritava una carriera ancora più luminosa. Calcio italiano? Le pressioni tolgono lucidità”

Ad intervenire ai microfoni di ZonaCalcio l’Avv. Fabio Lupo, dirigente appassionato, grandissimo uomo di calcio, che da addetto ai lavori ha sempre dato il massimo per il bene di questo sport raggiungendo importanti risultati sotto tanti punti di vista. In esclusiva a ZonaCalcio con Fabio Lupo ci siamo soffermati su tantissimi aspetti, sull’esperienza appena terminata con il Palermo, sulla situazione attuale del nostro movimento, sulle piazze importanti dell’attuale Serie C come Castellammare e Monopoli nelle quali è stato in passato protagonista e sull’innegabile talento di Fabio Quagliarella. Ecco le parole della nostra piacevole chiacchierata.

L’abbraccio di Palermo – “Questa esperienza mi ha dato moltissimo dal punto di vista umano. Nonostante io sia arrivato in un momento di grande difficoltà dal punto di vista ambientale, si è creato un legame bellissimo con la tifoseria, con cui c’è stato rapporto onesto, corretto e lineare, non per questo esente da critiche. Questo significa che ho dato tanto e la gente ha capito che ci ho messo tantissima passione. Anche della Palermo Calcio, per quanto riguarda tutta la squadra amministrativa, tecnica, manterrò sempre un bellissimo ricordo. Che dire di Palermo? Una città fantastica, che già di suo che ti dà tanto umanamente.”

Le grandi piazze di C: Juve Stabia e Monopoli – “La Juve Stabia è una società con un passato importante, anche in serie B, conserva un blasone ed è stata protagonista. Da Castellammare sono passati calciatori importanti, quest’anno la loro politica sportiva è leggermente diversa, ma rimane una piazza di tradizione, come lo è stato il Monopoli qualche decennio fa, e adesso sta ritornando protagonista. Ne sono molto contento perché anche lì c’è una tifoseria molto calda, molto appassionata, quindi sono felice di aver in qualche modo contribuito, a suo tempo, nell’anno del ripescaggio, a dare continuità, che spesso è la cosa più complicata. Quando si ci affaccia alla realtà professionistica improvvisamente ci può essere un gap da colmare, che comunque esiste e secondo me a Monopoli, con la società di quel momento facemmo un grandissimo lavoro. Adesso stanno dando questa continuità e c’è una lotta per raggiungere i playoff, che sono alla portata del Monopoli e mi auguro per la tifoseria che questo possa accadere.”

Ieri, oggi e domani“Quando nelle recenti interviste ho detto che mi sto dedicando allo scouting, mi riferivo all’accrescimento del mio personale database come dirigente, sto continuando infatti a girare molto, lavoro tanto in video con l’analisi delle partite in tv e con i software specializzati. Giro l’Europa come ho sempre fatto, per acquisire nuove conoscenze e per farmi trovare pronto ad un’eventuale chiamata. Il settore dello scouting in Italia è un settore che secondo me non è valorizzato da tutti nella maniera migliore, all’estero nei campionati più importanti fanno scouting in maniera diversa, più organizzata e capillare, lo noto. La mia percezione è che spesso manchi una relazione concreta tra la segnalazione dello scouting e gli obiettivi che la direzione tecnica va a cercare di centrare. Credo che sotto questo specifico profilo dobbiamo ancora crescere moltissimo. I discorso non coinvolge tutte le società, chiaramente è un discorso generale con le dovute eccezioni.”

Niente Mondiali: dove si va invece? – “Peserà sicuramente questa assenza sull’entusiasmo generale, ma come spesso accade nella vita queste sono delle opportunità per ripartire. Se non siamo andati ai Mondiali qualcosa c’è che non funziona, anche se poi la mancata partecipazione è figlia anche di tanti altri fattori, strettamente connessi alla prestazione di una squadra e via dicendo. Non è la mancata qualificazione ai Mondiali il problema, ma il fatto che l’Italia non sia stata protagonista a livello giovanile e questa la dice lunga, prima o poi sarebbe arrivata questa “bomba” dell’esclusione, i segnali erano già forti. Da vari anni non siamo protagonisti a livello giovanile e questo è significativo, come spesso accade in Italia, si mette tutto sotto il tappeto per nascondere, ma questo è un fatto obiettivo che ci doveva far riflettere prima.”

Un campione di nome Fabio“Quagliarella? Fabio la prima esperienza in Serie A vera e reale l’ha avuta ad Ascoli, con me come direttore sportivo. Non posso che parlarne bene, un giocatore straordinario e lo sta dimostrando, forse arrivo a dire che ha raccolto anche meno rispetto alle sue qualità, avrebbe potuto avere una carriera ancora più luminosa, ancora più altisonante. A volte le ragioni sfuggono agli stessi protagonisti, ma credo che per tecnica, disposizione fisica e atletica, ma anche per passione e professionalità, Fabio avrebbe potuto avere una carriera ancora migliore di quella che ha avuto, e sono felice del fatto che stia raccogliendo ancora adesso alla sua età consensi, togliendosi tante soddisfazioni. Un ragazzo veramente d’oro, mi auguro veramente che possa stare ancora svariati anni sui campi di calcio.”

Politica del risultato “Il problema non è tanto il risultato in sé, perché le aziende sui risultati ci lavorano, ma spesso si è colti da una frenesia che si trasforma in mancanza di lucidità e non ti fa comprendere perché stiano arrivando i risultati o perché non stiano arrivando. Questa tensione, questa pressione diventa fuorviante e porta a decisioni bizzarre, che poi allontanano ulteriormente dai risultati. Dobbiamo anche dire che questa pressione è tipicamente italiana ed è la prima cosa che avvertono i giocatori stranieri che arrivano nel nostro paese, non perché all’estero non ci sia ma qui è diversa, una pressione più sentita che qualche volta porta a compiere degli errori clamorosi e soprattutto, a volte, gesti precipitosi, e li vediamo anche nei confronti degli allenatori, con esoneri lampo, all’estero notiamo che invece gli allenatori restano per tanto tempo, e non solo a fronte di risultati, mi viene in mente Wenger per fare l’esempio classico, ma potrei citare anche altri allenatori. All’estero dunque c’è una valutazione più obiettiva, più serena, più lucida del risultato. Qui la tensione, le pressioni, obiettivamente sono più forti e, come già detto, tolgono lucidità nelle valutazioni”.

La redazione di Zonacalcio ringrazia l’Avv. Fabio Lupo per la cortesia e disponibilità. L’intervista può essere riprodotta, parzialmente o integralmente, solo su autorizzazione della Direzione di Zonacalcio

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