Hubner a TLM: “Il problema calcio non esiste dinanzi a questa tragedia. I calciatori di Serie A e B devono aiutare quelli delle leghe minori. Il mio libro racconta una storia semplice”

Ai microfoni di Radio Musica Television è intervenuto l’ex calciatore Dario Hubner. L’ex centravanti tra le tante di Brescia e Piacenza, durante il programma “TACA LA …MARCA”, si è soffermato sulla situazione d’emergenza del calcio italiano, ecco quanto emerso:

Mi chiamavano Tatanka: “Lo reputo un bel libro perchè si tratta di una storia semplice, dove racconto di quando ero piccolo e giocavo nel piazzale sotto casa con gli amici e poi mi soffermo sulla mia storia calcistica sin dall’inizio nei dilettanti fino ad arrivare in Serie A. Ci sono tante cose semplici ma belle, gli amici che lo hanno letto mi hanno detto che appassiona cosi tanto che lo si divora. È una storia che qualunque persona può ripercorrere.”

Il calcio ai tempi del Covid-19: “Io credo che il problema del calcio non sussiste, mi sfiora appena. Se penso al calcio, mi vengono in mente ai tesserati delle serie minori che sono in difficoltà perchè non possono fare affidamento su stipendi milionari, per cui un calciatore di Serie C senza retribuzione fa davvero fatica ad arrivare a fine mese. Ci tengo a ribadire, che al momento però è più importante la salute e quindi il calcio passa in secondo piano, poi quando la questione si risolverà allora potremo ricominciare a parlare di sport.”

Fondo di solidarietà per i calciatori di Serie C e D: “Sarebbe una situazione positiva. I calciatori di Serie A e B vivono un livello superiore, Serie C e D sono costretti a sopportare una situazione più complessa perchè non possono contare su basi economiche solide. Quelli che stanno meglio dovrebbero e potrebbero aiutare quelli in difficoltà”.

Sulla ripresa atletica dei giocatori: “Sicuramente la ripresa sarà un problema, ma penso che allo stato attuale delle cose il calcio bisogna metterlo da parte. Poi quando sarà il momento si vedrà cosa si può fare, ma è sicuro che tutte le squadre partiranno allo stesso livello dal punto di vista fisico.”

La tutela dei calciatori: “Sono convinto che quando si tornerà a giocare, ci saranno tutte le garanzie, sarebbe da pazzi scendere in campo senza queste. Non ci sono solo gli undici giocatori per squadra in campo, ma bisogna tenere in considerazione anche gli arbitri, il pubblico, i magazzinieri, i massaggiatori, i dirigenti e tante altre persone.”

I ricordi al Brescia: “A Brescia ho vissuto quattro anni bellissimi. Ho conosciuto grandissime persone, schiette, ed umili, ho sempre avuto buonissimi rapporti con tutti e devo dire che Brescia per me è un qualcosa di speciale.”

Il post giocato: “Io ho sempre vissuto la mia vita in maniera tranquilla e non sono cambiato rispetto all’epoca. I miei punti di vista sono intatti, lo considero un pregio, ma potrebbe essere anche un difetto. Vedo attaccanti che hanno fatto un decimo dei miei gol e sono rimasti in questo mondo. Se fossi stato più furbo avrei avuto oggi qualche incarico, ma sono felice cosi, per cui sono contento che la gente mi apprezzi per quello che ho fatto in campo”.

Il grande calcio: ” Io sono stato un attaccante di provincia e ho fatto tanti gol perchè la squadra giocava per me. Quando vai nelle grandi squadre incontri tanti campioni e spesso ognuno pensa per sè, quindi non so se in un top club avrei fatto gli stessi gol.  Quando guardo indietro sono molto orgoglioso della mia carriera, a 20 anni giocavo in prima categoria, a 30 anni calcavo i palcoscenici della Serie A e quindi posso solo essere felice del percorso che ho compiuto”.

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