Mattia Collauto a ZC: “Venezia, lo stadio è mezzo vuoto? Dobbiamo investire ancora di più sul territorio: solo così riavvicineremo la nostra gente ai nostri colori”

“Mi avevano detto che qui non si poteva fare calcio: a giudicare da oggi avevano ragione.” Il campionato del Venezia è iniziato con una vittoria, ma il presidente Tacopina ha espresso grande disappunto per gli appena 2200 spettatori presenti al Penzo contro lo Spezia (meno di un terzo della capienza massima). Per capire le ragioni di questi numeri, che certo non possono rappresentare una piazza in piena rinascita, ne abbiamo parlato in esclusiva con Mattia Collauto, storico capitano del Venezia (218 presenze all’attivo tra 2004 e 2012) e oggi responsabile del settore giovanile lagunare. Ecco quanto emerso da quest’intervista che abbraccia passato, presente e futuro dell’ex centrocampista e dei colori arancioneroverdi.

Il Venezia di Vecchi: nuovo ciclo, tanti giovani “È cambiato qualcosa a livello di organico ma credo che l’ossatura della squadra sia rimasta la stessa, con una fisionomia ben precisa. Sono stati scelti alcuni giovani di qualità a cui va dato tempo di ambientarsi e che sicuramente potranno dare tanto alla causa del Venezia. Poi ho grande fiducia in Vecchi. È un allenatore dai grandi valori e porta con sé tutta l’esperienza accumulata in Primavera: proprio per questo saprà valorizzare al massimo i nuovi arrivati.”

Collauto responsabile del settore giovanile “Avevo intenzione di intraprendere questa strada e si è rivelata la mia dimensione ideale. Lavorare con i giovani mi soddisfa e mi gratifica: il mio obiettivo è quello di crescere all’interno di questo ruolo, specialmente ora che il Venezia può disporre di un vivaio importante, con tanta qualità. Mattia Zennaro fa già parte della prima squadra e ha le caratteristiche per giocare un calcio di un certo livello. Ce ne sono altri che possono seguire la sua strada e siamo contenti di questo, perché è il frutto del lavoro che abbiamo fatto insieme in questi anni. Però bisogna avere pazienza e cautela: da un lato bisogna avere il coraggio di dare l’opportunità ai giovani ma al tempo stesso non bisogna avere fretta di dargliela, rischiando di bruciare le tappe. Capire qual è il momento giusto è la parte più delicata del nostro lavoro. E la società sta investendo molto per rafforzare questo settore.”

Grandi risultati, il progetto stadio, tante bandiere in società: eppure il Penzo è mezzo vuoto e a Tacopina non va giù “La società sta facendo di tutto per provare a creare dell’entusiasmo attorno alla squadra. I risultati sportivi sono sotto gli occhi di tutti, ma si è agito anche su altre dimensioni. Dal punto di vista dei progetti internazionali è in corso un grande lavoro, però non bisogna dimenticare qual è il nostro territorio, che è ciò che determina la nostra identità. È fondamentale insistere su questo aspetto: il Venezia ha ormai una certa credibilità e deve ora sfruttarla al massimo per fidelizzare un bacino potenzialmente molto ampio. Lo stiamo già facendo, possiamo fare ancora di più: per quel che riguarda il settore giovanile, da diversi anni c’è un progetto-scuola e un diffuso coinvolgimento di società dilettantistiche, iniziative che hanno avvicinato molti ragazzi e famiglie alla realtà Venezia.

Questa è la strada giusta, dobbiamo solo continuare così ed avere pazienza. Non è facile, perché le dinamiche del calcio di oggi non ci aiutano in questo percorso. Noi però ci crediamo e da ex giocatori arancioneroverdi ci abbiamo messo la faccia. La società è pulita e propositiva: sappiamo tutti di aver bisogno della nostra gente, di una comunità di tifosi solida e seriamente affezionata a questi colori. Tutti pensano allo stadio nuovo, ma bisogna innanzitutto poterlo riempire. Le persone ci sono, dobbiamo far capire loro che il Venezia non è soltanto la squadra di calcio della città ma anche un movimento che punta tanto sui giovani e che va abbracciato come stile di vita.”

Un tuffo nel passato: Collauto capitano del Venezia “Ho imparato tantissimo nelle difficoltà, e quando giocavo al Venezia ce n’erano molte. È tutto bello e facile quando si vince, quando la società è solida. Io invece ho osservato anche un calcio diverso, di sopravvivenza, senza strutture societarie alle spalle. Eppure ho un ricordo splendido dei miei anni in arancioneroverde: il rapporto che ho con la mia città e con questo club si è forgiato in quei momenti duri ed è proprio per questo che è così forte.

Sono solo orgoglioso di essere stato presente durante i fallimenti e le false partenze. Ora mi sto godendo un po’ di benessere ed entusiasmo. Ma quegli anni mi hanno dato tantissimo, perché è nelle difficoltà che i rapporti personali si rafforzano e si fa gruppo. Basti pensare ai playout di Sesto San Giovanni (Serie C1 2008-2009, ndr), di cui ho anche un ricordo fisico perché mi hanno dato sette-otto punti in testa in quell’occasione. Credo che quella partita sia particolarmente simbolica, ma su quel periodo così tribolato ci sarebbe da scrivere un libro. Io e Paolo Poggi, che c’eravamo ieri e ci siamo oggi, lo ricordiamo spesso. Il Venezia ha sempre avuto la forza di ripartire e ora sta dimostrando quanto ha imparato da quelle vicissitudini.”

La redazione di ZonaCalcio.net ringrazia calorosamente Mattia Collauto per la disponibilità e la cortesia.
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