“Fuga dei tecnici”, Minardi a ZC: l’India, Meret ed un sogno chiamato Italia

Christian Minardi è quello che comunemente chiameremmo “cervello in fuga” o, per essere più precisi, “tecnico in fuga”. Ex portiere, infatti, una volta appesi i guantoni al chiodo, si è dedicato alla preparazione di nuovi numeri 1, conseguendo anche il patentino Uefa B, che l’hanno portato prima a diverse esperienze in Italia e Spagna, ed ora a quella in India, alla Academy Round Glass Football.

Esperto del ruolo, in esclusiva a ZonaCalcio.net, il tecnico ha parlato della sua avventura indiana, del ruolo del portiere e del futuro dei pali della nazionale italiana, ma non solo. Ecco le sue dichiarazioni.

L’inizio della storia – “Tutto è iniziato lo scorso anno. Ho iniziato l’anno ad Anzio, in Serie D, per poi ritrovarmi dopo pochi mesi in una società in difficoltà, con stipendi non pagati e che navigava a vista. Poi, sono stato contattato da Pietro Spinosa del Livorno che mi ha parlato della possibilità di approdare in India e collaborare con Devan Daniel, e così è iniziato tutto”.

India e Italia, le differenze – “In Italia ho sempre fatto parte dello staff della prima squadra e quindi, rispetto alle giovanili, hai già dei prodotti pronti o, seppur giovani magari, in linea di massima li devi allenare. Qui, invece, li devi crescere e correggere. Tecnicamente commettono diversi errori, dal busto all’indietro, al sedersi sul sedere, oltre ad una rialzata terribile, ma apprendono molto bene ed hanno voglia di imparare. L’anno scorso arrivai a gennaio, quindi mi limitai un po’ essendo a metà stagione. Quest’anno, come si suol dire, sto entrando a gamba tesa per correggere i loro errori. In allenamento voglio che la tecnica sia quella che piace a me, poi che in partita usino un metodo diverso ma altrettanto efficace, perché magari in quell’istante lo hanno ritenuto più idoneo, mi sta bene. Dal punto di vista umano, ogni giorno, i ragazzi mi chiedono sempre di continuare ad allenarci, non si stancano mai. Quando ero in Italia, invece, magari ti capitava qualche ragazzo uscito da giovanili importanti che se gli chiedevi di fare un determinato esercizio, o di impegnarsi un po’ in più, ti guardava male. In Spagna avevo un ragazzo proveniente dal Castilla che, ogni volta, mi diceva “mister, dimmi cosa fare ed io lo faccio”, si vedeva in lui la voglia di migliorarsi. Purtroppo, dopo pochi mesi l’hanno venduto per prendere un italiano che “portava” soldi, e questa è un’altra piaga del calcio italiano.

Ho conosciuto un ragazzo il cui padre pagava tra gli 80/100 mila euro l’anno per farlo fare una manciata di presenze in Serie D. Il calcio è fatto di categorie ed ognuno dovrebbe accettare la sua, ma i genitori spesso sono delle piaghe, per le squadre e per i propri figli. In India i genitori non li vedi mai. Da quando sono qui, una sola volta mi è capitato di incontrare il padre di un ragazzo venuto appositamente per ringraziarmi, in quanto il figlio gli aveva parlato bene di me. È stato molto bello per me”.

Il preparatore in India – “Qui, prima, lavoravano molto coi piedi, a discapito del resto: presa, parata, palle alte. Questo perché non avendo preparatori, si allenavano principalmente nelle esercitazioni tattiche ed in partitella, con una partecipazione attiva alla manovra. La maggior parte dei preparatori qui non ha patentini, e spesso fanno copia e incolla dei programmi di allenamento causando solo danni. Se si copia il lavoro di altri senza capirlo, infatti, si rischia di far del male ai ragazzi che, inoltre, in India sono molto curiosi e chiedono continuamente il perché degli esercizi che svolgono. Loro vogliono qualcuno che gli spieghi le cose e gli dedichi del tempo. Qui c’è la voglia di apprendere e di crescere, per loro il calcio è l’opportunità della vita per abbandonare la grande povertà, ancora presente in diverse zone. Parliamo che in alcuni settori della città, l’acqua c’è solo un’ora al giorno”.

Il futuro dell’Academy – “Parliamo di una realtà che sta crescendo, specialmente grazie al presidente che è molto competitivo ed ha un gran progetto a lungo termine per questa società. Circa 15 giorni fa, infatti, ha assorbito il Minerva dalla Serie A indiana, la I-League. In secondo luogo, si è affidato a Michael Browne, che nella sua lunga carriera è stato il direttore del settore giovanile Charlton e, negli ultimi anni, si è occupato dell’Aspire Academy di Doha con grandi risultati. Dal punto di vista delle strutture, inoltre, il presidente ha creato qualcosa di importante con palestra, ostello e quant’altro di proprietà del club, a cui si andranno ad aggiungere sette campi già in costruzione. Per quanto riguarda il livello, invece, bisogna capire prima il bacino di giovani a disposizione. Lo Stato in cui mi trovo, per far capire la grandezza, è pari quasi alla metà dell’Europa e quindi abbiamo a che fare con un gran afflusso di ragazzi ai provini, che ci permette di alzare ogni anno il livello dell’Academy. Per quanto riguarda i preparatori dei portieri, siamo un bel gruppo, affiatato e siamo tutti pronti ad aiutare l’altro”.

Il futuro di Minardi – “Io ho un biennale, ma la mia idea è di restare qui. Faccio parte di un progetto che guarda lontano, a differenza di quelli italiani che, anche per questioni economiche, spesso non terminano ancor prima di iniziare. Il mio sogno per il futuro è di riuscire a formare e portare un portiere indiano in Italia, tra i professionisti. Sarà difficile, anche perché vorrà dire tesserare un extracomunitario, e quindi è una sfida in più, ma ho lo stimolo e la volontà giusta per farcela. L’India è stata per me una scelta di vita. In Italia ho lasciato mio fratello e la mia fidanzata, la cui distanza è l’unica grande difficoltà di questa scelta”.

L’essenziale per un portiere – “Testa e personalità, se non sei un leader e non hai personalità non puoi diventare un professionista. Nella mia carriera ho giocato con gente che era più forte di me dal lunedì al sabato, poi la domenica giocavo io perché loro avevano “paura”. Bisogna esser propositivi in campo. Il calcio si è evoluto. Pensiamo al Mondiale del 1982, Zoff in più occasioni giocava diverse volte la palla con difensore per poi riprenderla tra le braccia. Oggi, invece, il portiere deve saper giocare. A maggio ho letto una statistica secondo la quale i portieri ormai fanno 1.4 parate a partita, mentre il resto della gara si dividono in passaggi e prese alte. Prima neanche il rinvio spettava a loro, ed infatti veniva battuto dal libero o dal terzino. Le uscite alte erano una cosa che facevano solo i cosiddetti kamikaze come Albertosi, mentre gli altri restavano sulla linea di porta. Ripeto l’evoluzione c’è stata, e tanto”.

Meret, Cragno, Donnarumma – “La mia classifica di gradimento vede nell’ordine Meret, Cragno e Donnarumma. Il portiere del Cagliari ho avuto modo di seguirlo ad inizio carriera, quando era a Brescia, e mi stupì per la personalità, a soli 19 anni, e perché faceva sembrare tutto facile. A Poggibonsi conobbi Riccardo Gagno che mi diceva cose “assurde” su di lui, di come fosse un professionista, maturo, dedito al lavoro Fisicamente non è altissimo, non ricorda fisicamente Toldo o Allison, non è altissimo. Somiglia a Peruzzi sotto questo aspetto. Donnarumma per me è un ottimo portiere, ma è stato sopravvalutato fin dall’inizio. Ha una grande fisicità, ha mezzi enormi, ma non ha la forza mentale degli altri due. Poi ha Raiola dietro, che pensa sì al tuo bene ma spesso può metterti contro gli altri, come accaduto due anni fa. Infine, Meret. Per me soffierà il posto a Donnarumma e sarà il nuovo Buffon. È stato sfortunato con gli infortuni, prima all’Udinese e poi alla Spal, ma per me ha tutto. Fisicità, tecnica del portiere, bravo coi piedi e con una grandissima personalità. È un leader, sa comandare la difesa e non ha paura, nonostante sia un 97 che gioca al San Paolo. Nel giro di un paio anni, se non ci saranno fattori esterni a bloccarne la crescita, diventerà il nuovo Buffon e sarà il numero 1 per tanti anni”.

La redazione di ZonaCalcio.net ringrazia Christian Minardi per la disponibilità.

 

 

Leggi qui la storia di Antonio Stelitano, globetrotter del calcio italiano.

Antonio Di Martino

Studente di Economia Aziendale, diplomato in ragioneria, con la passione per il calcio.

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