C’era una volta il Nottingham Forest, una piccola con due Coppe dei Campioni

La storia del calcio insegna, sono tante le favole che hanno reso speciale questo sport nel corso degli anni. Piccole realtà che arrivano al calcio d’elite e riescono ad essere protagoniste. Squadre di provincia che, mattone dopo mattone, costruiscono una rosa in grado di vincere trofei. Nei giorni nostri tutto questo si è andato un po’ perdendo, sono sempre meno le piccole realtà che diventano grandi. Il Leicester di Ranieri e l’Atalanta di Gasperini ne sono l’esempio ma, scavando nel passato, un’altra squadra inglese non blasonata come le varie Liverpool, Manchester, Chelsea, è riuscita a scrivere una piccola parte di storia togliendosi più che una soddisfazione.

Stiamo parlando del Nottingham Forest club fondato nel 1862 da un gruppo di giocatori di bandy e shinty, sport che nel lontano ‘800 in Inghilterra lasciarono velocemente il posto al Football che diventò lo sport principe del paese. Il primo trofeo arriva nel 1898 ed è la FA Cup vinta 3-1 contro il Derby County. Da lì in poi il Nottingham Forest vive i suoi anni in categorie minori fino al 1957, anno in cui torna in First Division e nel 1959 vince un’altra FA Cup. In quegli anni riesce a stabilirsi in prima divisione e ci resta per 15 anni, fino al 1972 quando retrocede nuovamente. La storia però cambia e, come spesso accade, riesce a sorprendere tutto e tutti. La cadetteria per il Forest dura soltanto qualche anno e nel 1977 si guadagna nuovamente l’accesso in First. L’uomo della provvidenza si chiama Brian Clough. Il tecnico sale in cattedra nel 1975 dopo l’esonero dal Leeds ed inizia a plasmare a sua immagine e somiglianza quel Nottingham Forest che di lì a poco scriverà la storia del calcio inglese, europeo e mondiale.

Il campionato 1977-78 è quasi meglio di un film. Un sogno inaspettato, 7 punti di vantaggio su un Liverpool tempestato di campioni ed un record storico, l’ultima squadra capace di vincere il campionato l’anno dopo la promozione. Un gioco veloce, frizzante, con gli esterni sempre più protagonisti ma soprattutto una squadra unita, coesa, il vero segreto per essere vincente. E vincente lo diventa ancora di più nella storica stagione 1978-79. Il Nottingham non è più la cenerentola di una volta ma è la squadra campione in carica, la squadra che deve difendere il titolo contro quei campioni che prima ammirava e sognava un giorno di emulare. La First Division non va benissimo, il Liverpool si vendica e restituisce, con gli interessi, i 7 punti di vantaggio dell’anno prima, rendendoli 8 e vincendo il suo undicesimo titolo nazionale.

Il Nottingham, quello stesso anno, però scopre un’altra realtà, una realtà in cui non c’era mai stato prima e che riesce a conquistare all’esordio: la Coppa dei Campioni. Nel primo turno si ripete la super sfida che dominava il campionato inglese diventa protagonista Nottingham-Liverpool anche in Europa. Questa volta sono i Reds a dover difendere il titolo da campioni in carica ma escono mestamente con un 2-0 all’andata ed uno 0-0 al ritorno che fanno volare il Forest. Sulla propria strada i Garibaldins, questo il loro soprannome, incontrano AEK Atene, Grasshopper e Colonia, tutte squadre che periscono sotto i loro colpi e che li accompagnano fino alla finale contro il Malmo. All’Olympiastadion di Monaco di Baviera il Nottingham alza al cielo la sua prima Coppa dei Campioni entrando di diritto, qualora ci fosse ancora bisogno di ricordarlo, nella storia. La favola del Nottingham Forest però non finisce qua, l’anno successivo, conquistando la seconda Coppa dei Campioni consecutiva, diventa l’unica squadra ad aver vinto più Coppe dei Campioni (2) che campionati nazionali (1). Questa volta in finale c’è l’Amburgo ma anche questa volta termina 1-0 ed il Forest sale ancora sul tetto d’Europa. Un altro episodio da menzionare, purtroppo non positivo, è la strage di Hillsborough del 1989. Il teatro è proprio lo stadio dello Sheffield che di lì a poco avrebbe dovuto essere la cornice della semifinale di FA Cup proprio tra Nottingham e Liverpool ma che invece fu lo scenario di un vero e proprio incubo. A perdere la vita furono 96 persone in seguito ad una grave mancanza da parte della polizia che non calcolò l’afflusso dei tifosi in un settore che non poteva contenerne un numero così alto.

Tornando al calcio giocato Brian Clough diventa l’uomo simbolo di Nottingham, tanto da rappresentare la città con una statua che racconta con un’eloquente immagine anni di storia di una squadra di calcio. Gli altri protagonisti, in campo, furono il portiere Peter Shilton, Viv Anderson, Martin O’Neill, Trevor Francis, John Robertson, Archie Gemmil, Kenny Burns,uomini passati alla storia di un club sulla carta piccolo ma che, forse, per tanti motivi, rimane uno dei più grandi al mondo.

Giancarlo Labate

Nato a Reggio Calabria nel 1998, studente di Scienze Politiche e grande appassionato di calcio. Sogno di diventare giornalista sportivo per raccontare le mie passioni.

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