Chinese Super League: soldi (tanti), campioni (molti), ma anche una grande programmazione

Governo, grandi corporations internazionali, aziende attive nel campo delle infrastrutture, televisioni satellitari e colossi dell’e-commerce. C’è di tutto nel calderone del calcio cinese, che ha dato ufficialmente il via al progetto di scalata dei vertici del football mondiale, per arrivare nel 2032 a trionfare (nei progetti di Xi Jinping) nelle massime competizioni mondiali.

In Cina si sta diffondendo la mania del calcio: con oltre un miliardo di potenziali bersagli raggiungibili da questo sport, il governo della Repubblica Popolare ha capito quali sono le enormi potenzialità implicite in questa nuova frontiera.

 

Nella sola stagione 2016 gli spettatori negli stadi cinesi sono aumentati dell’11.5%, passando dai 5.2 milioni totali dell’anno precedente, ai 5.8 registrati nello scorso dicembre. Una media, suddivisa per il totale delle 16 squadre che partecipano alla CSL, di oltre 24mila spettatori a gara. La Serie A si ferma a quota 21mila.

Non ci vuole però un genio del marketing per capire che il prodotto calcistico cinese, così com’era strutturato soltanto tre o quattro anni fa, non può reggere il confronto, alla lunga, con i palcoscenici europei. L’appeal costituito da competizioni quali la Champions League, la Liga, la Premier, la stessa Serie A, è ancora molto superiore ai campi da gioco dell’estremo oriente. Che soluzione trovare allora? Prendendo in prestito un vecchio adagio, “se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto”.

Riversare di soldi l’Europa, convincendo con la moneta sonante un numero sempre maggiore di campioni a fare le valigie e percorrere le migliaia di chilometri li separano dalla Cina. Questi campioni, però, da soli non potranno mai innalzare il livello tecnico e tattico del football della Repubblica Popolare. Si rischierebbe di mettere su un semplice circo itinerante, che va in scena esclusivamente per il divertimento delle persone che possono permettersi il tagliando d’accesso agli stadi.

Occorre costruire un sistema calcistico ben strutturato, in grado di trasferire competenze, non soltanto conoscenze, anche alla base del movimento. Ecco il motivo per cui delle 16 società che prendono parte alla CSL, ben 13 provengono dal Vecchio Continente. Alcuni di questi sono figure di primissimo piano: Scolari, Cannavaro, Villas-Boas, Pellegrini, Magath, l’ex Verona Stojkovic. E a capo dell’intera organizzazione, nel ruolo di Ct della nazionale, l’artefice di uno dei più grandi miracoli calcistici: il nostro Marcello Lippi.

L’enorme mole di calciatori arrivati nel corso degli ultimi mesi in Cina servirà per rendere appetibile e godibile il campionato: i vari Tevez, Pato, Hernanes, Witsel, Hulk, Jonatan Soriano, Bassogog (camerunese, miglior giocatore dell’ultima edizione della Coppa d’Africa), Zahavi, Burak Yilmaz, rappresentano il biglietto da visita della Chinese Super League all’estero.

 

Tutti dietro al Guangzhou Evergrande (altro caso di sponsorizzazione di una Real Estate che vanta asset in tutto il mondo per circa 130 miliardi), che vince ininterrottamente da 6 anni. Dal Tianjin Quanjian di Cannavaro, fresco neopromosso dalla B cinese, all’Hebei Fortune (altro colosso immobiliare, guarda caso). Il giro di soldi è talmente vaso, e radicato nel tessuto imprenditoriale e finanziario del paese, che la Federcalcio ha dovuto imporre degli sbarramenti rigidi, che da questa stagione saranno stringenti ed obbligatori per tutti i club.

Ciascuna società non potrà avere in rosa più di cinque giocatori stranieri (4 provenienti da altri continenti, 1 obbligatoriamente asiatico), e contemporaneamente a ciò sul terreno di gioco soltanto 3 di questi potranno essere presenti contemporaneamente. A trarne vantaggio i giovani cinesi, prodotti dei settori giovanili che di anno in anno ricevono potenziamenti sempre maggiori: almeno un Under 23 dovrà essere sempre presente in campo. Questa scelta è una delle motivazioni per cui, qualche settimane fa, anche un semplice calciatore della B cinese venne pagato fior di quattrini da una società della Chinese Super League, alzando il polverone anche dalle nostre parti.

In Cina, ora come ora, i buoni giocatori autoctoni sono merce abbastanza rara, e le migliore squadre devono sborsare molti yuan per assicurarseli, e per restare competitivi nel rispetto delle regole.

 

Anche il mercato europeo, non quello calcistico, ma quello televisivo e mediatico, si sta accorgendo della poderosa crescita di questa nuova frontiera. Fox Sports trasmetterà le partite più interessanti di ogni settimana, per rendere anche l’Europa più partecipe di un movimento che viene visto ancora come una semplice esaltazione del vil denaro e della consueta ambizione cinese a scimmiottare un meccanismo ben funzionante di altri paesi.

Se anche fosse così (e non lo è, perché il progetto stilato dal governo è realmente ambizioso e potenzialmente vincente), non ci dovremmo vedere niente di male. Le dinamiche contemporanee portano sempre più il football ad essere attratto dai grandi centri dell’economia e della politica mondiale. La perdita di peso del Vecchio Continente, a favore dell’avanzamento del mercato cinese ed asiatico, è una tendenza che non può essere contrastata. Potremo soltanto conviverci, ed abituarci all’idea di vederci soffiare da sotto il naso molti dei nostri migliori giocatori.

Il cosiddetto “pivot to Asia” passa anche per la Chinese Super League.

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