La provocazione: Pau Lopez, ma da quando in Spagna parano meglio?

Quando ad un tifoso di calcio si chiede di pensare ad un portiere, questi non può far altro che andare con la mente in Italia.

Se inglesi e tedeschi sono riusciti a fornire solo sporadicamente il calcio di portieri di caratura mondiale, con la Spagna, che oggi vede in De Gea e Kepa presente e futuro, ma che negli ultimi 20 anni era riuscita a “produrre” solo Iker Casillas, l’Italia è saldamente al primo posto per numero di estremi difensori di gran livello regalati al mondo del pallone. Da Albertosi a Zoff, da Zenga a Peruzzi, da Toldo a Buffon “dimenticandone” tanti altri per strada. Quella italiana è stata per anni la scuola più invidiata.

Negli ultimi tempi, però, anche le nostre società si stanno rivolgendo all’estero per rafforzare i propri pali con poche gioie a dire ad esser onesti, con i soli Alisson, Szczesny e Handanovic a non lasciare l’amaro in bocca.

Roma su Pau Lopez… ma perché?!

In questi giorni, seguendo il trend, la Roma sta concludendo la trattativa che porterà Pau Lopez nella capitale, per difendere i pali dei giallorossi, per la considerevole cifra di 25 milioni di euro, milione più milione meno, diventando il portiere più caro della storia del club.

Venticinque anni, 1 metro e 89 per 80 kili, nelle ultime 5 stagioni ha registrato 113 presenze, di cui due in Europa League, incassando 159 reti.

Bravo, ma non eccellente. Di esperienza, ma non troppa, e soprattutto non in Italia. Già pronto, ma non è mai stato in una piazza come quella di Roma, che alla prima incertezza poco perdona. Insomma, un vero e proprio rischio boomerang per la società che, però, ha voluto accontentare il proprio tecnico.

Eppure, proprio in Italia ed a poche ore di aereo dalla capitale c’è, forse, il terzo miglior portiere italiano in circolazione, dopo Meret e Donnarumma, che per la stessa cifra avrebbe salutato Cagliari per abbracciare la Lupa: Alessio Cragno. Affidabile, sicuro, in crescita e senza incognite di adattamento al nuovo campionato.

Ed allora perché puntare su un potenziale, ennesimo, flop? Perché affidarsi alla scuola spagnola quando tutti guardano alla nostra come punto di arrivo? Dimenticavo, l’erba del vicino è sempre più verde… specialmente se è straniera.

Antonio Di Martino

Studente di Economia Aziendale, diplomato in ragioneria, con la passione per il calcio.

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