ESCLUSIVA – Tacconi a ZC: “Il duello fra Juventus e Napoli dà lustro al nostro campionato”

L’ex portiere della Juventus Stefano Tacconi ci ha parlato di alcuni dei temi più caldi del calcio,  dal duello fra il Napoli e i bianconeri al livello tecnico nettamente più basso rispetto alla propria epoca

Cosa ha perso il calcio italiano in questi anni, contraddistinti dalla nazionale azzurra che non si è qualificata al mondiale.

“Direi che si è pensato soprattutto a guadagnare, a far crescere gli introiti. Alcuni ingaggi che si vedono oggi sono assurdi. Si sono persi i valori, la gioia. Un ragazzino che gioca deve anche divertirsi, non pensare solamente ai soldi”.

Soffermiamoci sulla sua carriera. Lei prima di arrivare alla Juventus ha seguito un percorso, fatto anche di categorie inferiori, che alla fine l’ha portata a ricevere l’eredità di un mostro come Dino Zoff.

Una volta si diceva che un portiere veniva fuori a 30 anni, adesso se non ne hai sedici è dura. Io ho avuto la fortuna di giocare nelle categorie inferiori. Dico fortuna perché una volta in quelle categorie c’erano tanti giocatori che militavano in Serie A e B. In Serie C e serie D ho giocato con tanti giocatori di quel calibro, la loro esperienza ti aiutava a migliorare”.

Per ricordare il grande Azeglio Vicini vorremmo chiederle di raccontare un ricordo della sua carriera, visto che è stato un suo tecnico.

“Lo ringrazierò per sempre. Bearzot non mi convocò per i mondiali dell’86 anche se avevo già vinto quasi tutto e potevo sicuramente giocare. Vicini ebbe il coraggio di convocarmi e mi diede quell’opportunità nonostante avesse convocato Zenga. Non si pentì della scelta perché io mi comportai bene. Ho giocato le olimpiadi dell’88 da titolare, insomma va bene. Penso che la squadra del 90 fosse la Nazionale italiana più forte mai scesa in campo”.

Sulla sua carriera nella Juventus, lei mi ha parlato dell’86, anno in cui vinse la Coppa Intercontinentale contro l’Argentinos Juniors. Era sicuramente il portiere più forte d’Italia è uno fra i migliori al mondo.

“Infatti per questo dicevo che potevo giocare: in Nazionale c’era ancora il blocco juventino di Scirea, Cabrini e altri giocatori importanti. Nel 90 c’era invece un blocco misto, tanti giocatori di diverse squadre anche grazie all’ottima annata europea delle squadre italiane. 

Parliamo di coppe. Quale di quelle che ha vinto ricorda con più piacere e cosa ricorda dell’Heysel, purtroppo una delle pagine più nere del calcio.

“Abbiamo dovuto giocare per far si che potessero sgomberare gli hoolingas dalla curva, siamo stati costretti ad uscire con la coppa. La cosa importante è non dimenticare mai quei 39 morti. Dopo 30 anni ancora c’è gente che inneggia tali beceri argomenti, andrebbero arrestati per educare tutti.”

Il suo rapporto con i tecnici. Le faccio tre nomi, Burgnich, Trapattoni e Vinicio.

“Loro 3 e ci aggiungerei anche Zoff. Vinicio mi ha dato la possibilità di giocare in Serie A ad Avellino. Non iniziai benissimo ma poi riuscii ad impormi. A quell’età, giocare ad Avellino 3 anni è paragonabile a giocare alla Juventus 50 anni. Ti forma, ti cresce, ci sono valori e situazioni diverse. Ho passato il terremoto, ci siamo salvati con -5. Ho un rapporto splendido con la gente di Avellino”.

Ci dica la sua sul duello Juve Napoli che lei ha vissuto in prima persona ai tempi di Maradona e Platini.

Bello, da spolvero al calcio italiano. La Juve in questi anni non ha avuto avversari così. Il Napoli ha trovato un allenatore bravo, intelligente, e se riuscirà a rimanere al top della forma fino alla fine potrebbe vincere. Dall’altro lato la Juve vince quasi sempre e mette pressione agli azzurri, psicologimente non è il massimo avere i rivali sempre a un punto”.

Zonacalcio.net ringrazia il signor Tacconi per la disponibilità dimostrata. La riproduzione del virgolettato è consentita solo previa citazione della fonte.

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