Zeman, dal successo al fallimento: Pescara non dimenticherà mai gioie e delusioni

L’esonero del boemo chiude un cerchio

Zdenek Zeman, un nome che non ha bisogno di presentazioni. Lui non ne vorrebbe alcuna, perché non ha mai dato l’impressione di voler apparire, ma è sempre stato uguale, davanti e dietro le telecamere. Pescara doveva essere una conferma per lui, per dimostrare che, in fondo, il calcio ha davvero bisogno di una figura come il boemo.

Nel 2011/2012 era nata la Zemanlandia biancazzurra, con elementi di spessore quali Ciro Immobile, Marco Verratti, Lorenzo Insigne, Riccardo Maniero e così via. Una impresa memorabile, che resterà negli annali, ma che non era abbastanza per l’ex tecnico di Roma e Cagliari. Ecco, allora, che la scorsa stagione la porta degli adriatici si è nuovamente aperta e ad attenderlo c’erano quei tifosi che qualche anno prima lo avevano osannato.

L’obiettivo iniziale era la permanenza in A, ma era un qualcosa che si avvicinava quasi all’utopia a detta dei tifosi. Così, a retrocessione arrivata, si è pensato alla cadetteria, ancora una volta con Zeman al timone. Squadra giovane, 4-3-3, calcio offensivo, i canoni del suo stile non sono mutati. Ciò che è inspiegabilmente, o forse inevitabilmente, cambiato è stato il rapporto tra lui e la società, portando malumore nella piazza.

Il 5-1 sul Foggia aveva illuso tutti, c’è chi già sognava una nuova impresa. Stavolta, tutto era diverso. Non c’erano figure da prima pagina come il trio delle meraviglie della promozione, anche se gli uomini di categoria superiore non mancavano c’erto, si pensi ai vari Benali, Brugman, Campagnaro. Non bastava, però. Zeman non ha mai potuto godere del privilegio, negli ultimi 12 mesi, di avere il giusto numero, secondo lui, di giocatori in rosa. 

Il mercato, inoltre, non ha portato tutti gli obiettivi sperati. Poi i risultati, poco convincenti, con rimonte folli e da dimenticare. La versione 2.0 del boemo a Pescara ha iniziato a vacillare quando si è passati dai tanti gol segnati agli score fermi a zero, era il segnale che qualcosa non andava davvero più.

Per arrivare, infine, alle conferenze stampa e alle dichiarazioni. Queste non sono mai state una maschera, Zeman non ha mai nascosto i suoi pensieri e, allora, uno scontro di opinioni a distanza con il Presidente Daniele Sebastiani ha avviato la fase finale, quella in cui la barca è affondata. Il Delfino non è venuto fuori dalle difficoltà, ma il massimo dirigente ha preso la decisione più difficile, quella a cui mai sarebbe voluto arrivare per via dei rapporti umani instaurati con il tecnico.

Il Pescara non è più la squadra di Zdenek Zeman, forse non lo è mai stata in quest’anno vissuto insieme. Di lui i tifosi ricorderanno le gioie e le vittorie, ma non dimenticheranno quest’epilogo.

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