Alessandria: tutti in discussione, nessuno escluso

Spesso si dice che la vera forza di chi da tutti viene considerato un campione è quella di riuscire a mettersi continuamente in discussione, riproponendosi costantemente in sfide nuove e inaspettate con la forza ed il carisma di sempre.

L’Alessandria nelle ultime tre giornate di campionato è atteso dalla stessa sorte. L’intero ambiente grigio si deve mettere in discussione, per riuscire ad invertire la rotta di una stagione che fino a gennaio sembrava dirigersi verso un finale trionfale, e adesso invece si sta rivelando il peggiore degli incubi.

Dopo il pareggio di Viterbo e la vittoria della Cremonese sul campo del Prato, i piemontesi si sono ritrovati al secondo posto in classifica, dietro ai grigiorossi di un punto. 72 punti i lombardi, 71 l’Alessandria. Una vera e propria mazzata psicologica, per una squadra che dalla primissima giornata del campionato non aveva mai abbandonato la testa del Girone A. A dicembre il vantaggio accumulato da Gonzalez e compagni nei confronti della Cremonese era arrivato a toccare il record di 14 punti. Un po’ tutti, è inutile nasconderlo, si erano lanciati in commenti elogiativi dello straordinario cammino dei grigi, e avevano riservato giudizi severi e negativi alla stagione dei grigiorossi.

 

Nessuno avrebbe mai potuto immaginare un crollo vertiginoso delle prestazioni e della tenuta psicofisica degli uomini di Braglia come in realtà è avvenuto dall’inizio del nuovo anno. Il termine di paragone più vistoso fra la prima parte del campionato e la seconda è il dato dei punti fatti. Arrivati a questo punto del calendario, l’Alessandria nel girone di andata aveva raccolto ben 42 punti, frutto di 13 vitorrie e 3 pareggi. Nello stesso percorso compiuto nel girone di ritorno, i punti ottenuti sono soltanto 24, scaturiti da 7 vittorie, 3 pareggi e ben 6 sconfitte. Un confronto a dir poco impietoso, che fa risaltare come l’Alessandria per poco non abbia raccolto l’esatta metà dei punti ottenuti nella prima parte del campionato.

Le colpe di questo mezzo disastro sono da suddividere probabilmente equamente a tutti i piani del club. Dalla presidenza e la dirigenza grigia, incapace di prevedere che nel girone di ritorno i giochi si sarebbero estremamente più duri rispetto all’andata. E’ risaputo che in ogni campionato, dalla Serie A alla terza categoria, da gennaio in poi tutte le squadre vengono spinte da nuovi stimoli: ogni partita vale molto, ed i tre punti sono un bottino ambito da chiunque. L’esempio più lampante di questa differenza sono i rendimenti di Prato e Pontedera, per rimanere nel Girone A: da essere due fra le squadre peggiori nella prima metà dell’annata, adesso stanno dando del filo da torcere a tutti gli avversari. Dopo lo staff dirigenziale, ovviamente molti demeriti vanno anche allo staff tecnico, in particolare a mister Braglia, apparso passivo e dimesso di fronte ad un trend negativo che non sembra in grado di invertire. Nella conferenza stampa post Viterbo il tecnico grossetano ha ammesso tristemente di non riuscire a impedire che i suoi ragazzi vengano attanagliati dalla paura ad ogni attacco della squadra avversaria. La scelta della proprietà di dare il benservito all’ex allenatore di Pisa, Lecce e Juve Stabia è una logica conseguenza dei magrissimi risultati raggiunti negli ultimi mesi, ma nelle alte sfere del club grigio sanno molto bene che questa mossa può risultare decisiva soltanto a patto che tutti gli altri interpreti si assumano qualche responsabilità in più.

Il momento dell’Alessandria più che grigio è nerissimo dal punto di vista della fortuna negli episodi, questo è insindacabile. Basti vedere le topiche commesse da Vannucchi, uno dei migliori portieri della Lega Pro, nei gol subiti con la Giana e giovedi scorso a Viterbo, per capire che non è proprio il periodo dei piemontesi. Ma un allenatore, per di più esperto e navigato come Braglia, ha l’obbligo di tentare tutte le mosse possibili per risollevare il morale del suo spogliatoio.

Spogliatoio che ovviamente non è esente da colpe, perché arrivati ad un certo punto della stagione, da che il calcio è il calcio, la situazione viene presa in mano dal gruppo più esperto dei giocatori. Giunti allo stremo della resistenza fisica per una stagione logorante e dispendiosa, ma con l’obiettivo finale ad una manciata di centimetri, devono essere i giocatori per primi ad aiutare il loro allenatore nelle scelte e nelle decisioni determinanti. Tutto questo nello spogliatoio grigio non sta accadendo, ed il risultato sono le 6 sconfitte del girone di ritorno, che hanno rimesso in discussione un torneo che a dicembre sembrava essere chiuso a quadrupla mandata.

 

Da passare agli annali della Lega Pro come la squadra che avrebbe vinto il campionato con il maggior numero di punti, ad essere ricordati come il più grosso flop sportivo degli anni recenti della terza serie del calcio italiano. Il passo non è stato breve: è nato ed è progredito nel corso dei primi mesi del 2017, quando i grigi pensavano di poter gestire con estrema tranquillità il vantaggio accumulato.

Mai errore fu più esiziale: adesso che mancano soltanto tre curve prima del traguardo finale l’Alessandria è stata superata dall’arcigna inseguitrice, e per sperare di poter operare il controsorpasso deve rimettersi rapidamente in carreggiata ricomponendo i pezzi di un puzzle impazzito.

Tutti nell’ambiente grigio si devono rimettere in discussione, perché l’obiettivo stagionale è ancora alla portata. Mancano 270 minuti al termine, e tutto ancora può succedere. Ma per far sì che questo cambiamento si compia serve onestà, sincerità, spirito di sacrificio e coesione. Tutti ingredienti che soltanto la tifoseria grigia sembra non aver perso in questi mesi di delirio sportivo. 

Se qualcosa non scatterà nello spogliatoio grigio, anche gli eventuali playoff non saranno altro che una lenta agonia prima della fine.

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