ESCLUSIVE – Arnaldo Franzini (Allenatore Piacenza Calcio): “La ‘piacentinità’ è la nostra marcia in più. Sono orgoglioso dei valori morali ed umani dei miei ragazzi”

Protagonista di un inizio di nuovo anno sopra le righe, il Piacenza dalla vittoria contro la Cremonese, in un derby molto sentito da tutta la città, è tornato ad occupare una posizione di rilievo nella griglia playoff del Girone A di Lega Pro. Il suo allenatore, Arnaldo Franzini, è stato anche il protagonista della strepitosa cavalcata che nella scorsa stagione ha riportato i biancorossi fra i professionisti. Sulla panchina del Piacenza mister Franzini ha stabilito il nuovo record di punti in Serie D, e si sta confermando ad ottimi livelli anche quest’anno.

La redazione di zonalegapro.it si è messa in contatto con lui per analizzare il momento positivo della squadra, e per approfondire alcune tematiche emerse dalla stagione in corso.

 

Partiamo da una battuta, che però fotografa alla perfezione gli ultimi anni della sua carriera. Si considera una sorta di icona della città di Piacenza, visto che prima ha condotto alla salvezza in Lega Pro la Pro Piacenza, e poi ha riportato tra i professionisti il Piacenza?

La parola “icona” forse è troppo. Molto più modestamente posso dire che negli ultimi anni mi sono diviso fra la Pro Piacenza ed il Piacenza con buoni risultati. Sicuramente è stato fatto un ottimo lavoro, tanto da una parte che dall’altra.

Immaginiamo l’orgoglio provato ad aver centrato l’obiettivo della vittoria del campionato di Serie D alla guida di un club storico come il Piacenza

E’ stata una soddisfazione enorme. Soprattutto perché l’obiettivo è arrivato in una società che negli ultimi anni aveva collezionato soltanto delusioni, e quindi si era creata anche un po’ di disaffezione del pubblico nei confronti dei nostri colori. E’ normale che sia così: fallimento e retrocessioni portano ad avere poca fiducia in un ambiente abituato a mirare traguardi importanti. Invece l’anno scorso siamo riusciti a riavvicinare moltissimi tifosi alla squadra, ed è stato bello vedere dei veri e propri esodi nelle partite finali, quelle decisive per il raggiungimento della promozione.

E’ consapevole di avere la totale fiducia sia da parte della dirigenza che da parte della tifoseria?

Con la dirigenza devo dire che si è creato un legame fortissimo. Sia con i presidenti ed i proprietari, che con il Direttore Scianò, passando per tutto l’organigramma societario. Si è creata immediatamente un’unità di intenti e di vedute particolare, che ci ha portato a fare grandi cose. La loro stima è pienamente ricambiata da parte mia: quando si vuole centrare degli obiettivi ambiziosi, è fondamentale che ci sia questo tipo di ambiente. E sicuramente dai tifosi stiamo traendo gran parte della linfa vitale per le nostre prestazioni.

Il progetto portato avanti dalla nuova proprietà punta molto a coinvolgere il territorio, mira a crescere sempre più la “piacentinità”. Si parte dai proprietari e si finisce con i magazzinieri: si è più responsabilizzati, ma anche spronati a fare bene per la propria città.

E vedendo i risultati, uno dei dati che più colpiscono è lo scarso rendimento avuto dalla squadra fra gennaio e metà febbraio. Quali sono state le cause?

Si sono sommati diversi fattori. Io penso che la difficoltà principale sia stato l’aspetto mentale. Siamo partiti in mezzo allo scetticismo di molti addetti ai lavori, e la squadra ha voluto dimostrare fin da subito che queste impressioni erano sbagliate partendo a razzo. Nei primi mesi probabilmente molti giocatori hanno dato di più a livello psicologico di quanto fossero in grado, e ovviamente arriva un momento in cui questo sforzo si paga. La squadra era effettivamente scarica. Ma capita a tutti, quando prima, quando dopo. Non dimentichiamoci le quattro sconfitte consecutive in trasferta dell’Alessandria. Ciò che probabilmente in questo periodo negativo è stato sbagliato è stata l’interpretazione di determinati momenti delle partite. Avremmo potuto raccogliere qualche punto in più nonostante le difficoltà, ma onestamente non meritavamo di cogliere dei grandi risultati. Fino a dicembre abbiamo fatto un ottimo campionato, anche a livello di gioco, e adesso abbiamo riassestato tutti i parametri e siamo ripartiti.

Si può dire che il derby dominato con la Cremonese sia stato il nuovo punto di svolta positivo?

Abbiamo dimostrato carattere, unione, voglia di vincere, fame, nella partita più difficile e più sentita del campionato. Non scordiamoci che al “Garilli” erano presenti più di 5000 piacentini, ma i ragazzi hanno trasformato questa pressione in spinta positiva. E’ la migliore testimonianza che i valori morali e comportamentali del gruppo a mia disposizione sono altissimi.

Sulla scia di questo successo sono arrivate poi le vittorie successive. Ma non dobbiamo adagiarci sugli allori, perché il girone è talmente equilibrato che si rischia di fare un pasticcio senza neanche rendersene conto. Sarà una battaglia costante contro chiunque: dall’Alessandria al Racing Roma ed al Prato. La squadra deve insistere su questa condizione psicologica: batto molto su questo tasto con i miei ragazzi, perché ritengo che sia l’aspetto fondamentale.

Analizzando più in generale il Girone A, ritiene che la presenza contemporanea di società storiche della provincia italiana, come Piacenza, Alessandria, Cremonese, Como e altre, sia un valore positivo?

Questo è un aspetto assolutamente positivo. Perché ti porta a disputare di calcio “vere”, contro avversari che respirano il calcio e vivono di calcio. Molti degli organici citati, ma non solo, presentano tra le loro fila elementi che hanno un passato recentissimo nelle categorie superiori: gli stimoli per qualsiasi giocatore sono molteplici e vari. Quando si incontrano piazze così prestigiose si riesce anche a richiamare una cornice di pubblico migliore e maggiore, e questo cambiamento penso che si possa apprezzare anche negli altri due gironi della Lega Pro.

Quest’anno finalmente ci sono molte società storiche, che hanno fatto crescere il tasso della “cultura calcistica”.

E invece, restando sempre nel Girone A, c’è una società che in quanto a storia non è blasonata come altre, ma che per programmazione ed organizzazione ha molto da insegnare: il Giana Erminio

Molti la definiscono come una sorpresa, ma io credo che ormai anche questa sia una delle certezze della Lega Pro. Questo è il terzo anno che giocano senza alcun affanno il campionato di terza serie, la dirigenza sa quello che vuole e come raggiungerlo. Hanno una programmazione seria e rigorosa, e anche un progetto sportivo ben definito e molto valido. Accanto a giocatori di grande esperienza come Bruno e Pinardi, i quali tecnicamente non hanno bisogno di presentazioni, hanno affiancato dei ragazzi più o meno giovani ambiziosi, affamati, pronti per la Lega Pro.

Per quanto riguarda la lotta per il vertice, come vede Alessandria e Cremonese?

Un po’ per il rallentamento dell’Alessandria, un po’ per la grande reazione della Cremonese, credo che la lotta sia ancora aperta. Considero i piemontesi la squadra più forte, sia a livello di singoli che di organico. Ma la risposta che i grigiorossi hanno dato dopo il 3-0 subito nel derby non è da sottovalutare. Hanno vinto meritando lo scontro diretto con i grigi, e la settimana scorsa sono andati ad imporsi ad Arezzo, che era terzo in classifica a pochi punti. La squadra di Braglia è leggermente favorita, a mio modo di vedere, non soltanto per i 6 punti di margine, ma anche per la continuità maggiore che ha tenuto durante tutto l’arco della stagione. Però ripeto: la reazione della Cremonese è stata da grande squadra, e credo che il duello si deciderà nel finale del campionato, non prima.

Domani voi andrete a Pontedera per giocare contro il Tuttocuoio. Che sfida si aspetta e cosa teme di più dei neroverdi?

Temo molto il loro dinamismo, e la loro grande determinazione a raggiungere la salvezza. Anche loro ormai sono al terzo anno di Lega Pro, hanno preso parte ai gironi più differenti, e sono preparati a qualsiasi situazione. Hanno ben chiaro cosa fare in campo e come farlo, e anche all’andata ci hanno costretto allo 0-0 senza rischiare praticamente niente, nonostante venissimo da tre vittorie consecutive.

Sarà un’occasione invitante per battere una diretta concorrente alla salvezza, visto che ancora l’obiettivo minimo stagionale non è stato acquisito matematicamente?

Sì, perché dietro di noi tutte le squadre stanno correndo, e dobbiamo metterci al riparo da brutte sorprese il prima possibile. Io penso che per avere la matematica certezza dovremo raggiungere i 45-46 punti. E poi se ne avremo la possibilità di migliorare la nostra posizione, lotteremo con le unghie e con i denti per centrare i playoff, e possibilmente giocarceli anche al meglio delle nostre possibilità. Però sottolineo che l’obiettivo tassativo indicato dalla società è la permanenza in categoria: tutto ciò che verrà di più sarà una piacevole conquista.

 

La redazione di zonalegapro.it ringrazia la società Piacenza Calcio e l’allenatore della prima squadra, Arnaldo Franzini, per la grande disponibilità e l’estrema cordialità dimostrate.

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