ESCLUSIVE – Caponi (Pontedera): “La forza del gruppo ci dovrà portare al raggiungimento della salvezza”

Domenica contro la Pro Piacenza è stato fra i migliori in campo; dopo sei mesi bui è tornato nella sua Pontedera, per portare a termine una missione difficile. La redazione di zonacalcio.net e zonalegapro.it si è messa in contatto con Andrea Caponi, centrocampista classe ’88 del Pontedera.

 

Andrea vorremmo partire dall’aria che si respira nello spogliatoio dopo la vittoria contro la Pro Piacenza. Il morale è alto?

Certamente il morale è molto alto. La vittoria contro la Pro ci ha dato una grandissima carica, spingendoci a proseguire il nostro lavoro sulla strada giusta. Ma siamo consapevoli di dover spingere ancora di più negli allenamenti, perché siamo una squadra molto giovane che non può permettersi di calare mai di un millimetro l’attenzione. Il campionato è ancora molto lungo, se la tensione nel gruppo cala leggermente l’esperienza delle scorse partite ci insegna che veniamo immediatamente puniti.

 

A proposito di questo: nelle prime partite del nuovo anno avete perso ben 7 punti a causa dei gol subiti negli ultimissimi minuti di partita. Domenica si è visto un atteggiamento diverso

Sì, sono molto contento dei progressi mostrati contro la Pro Piacenza. Il mister, tutto lo spogliatoio, e l’intera società sono molto soddisfatti di questo obiettivo raggiunto: ovviamente fa piacere che insieme ad esso sia arrivata anche la vittoria, perché ci serviva come il pane. Ma ancora più importante ritengo che sia proprio questo aspetto: dobbiamo essere bravi a migliorare giorno dopo giorno sotto questo punto di vista, perché la compattezza difensiva e la tenuta psicologica sono fondamentali per raggiungere il nostro traguardo. Siamo arrivati a due partite senza subire reti (contro Racing Roma e Pro Piacenza, ndr), e soprattutto siamo riusciti a gestire molto meglio i calci piazzati ed i corner nei minuti finali. Domenica abbiamo voluto vincere, l’abbiamo fatto vedere, e si amo riusciti a portare a casa i tre punti. La differenza, quando ti ritrovi a dover lottare per la salvezza, la fa la “fame”.

 

Sei tornato a Pontedera dopo una pausa lunga due anni: che ambiente hai ritrovato, sia a livello tecnico che umano? Ci sono molte differenze con la tua passata esperienza?

A livello ambientale direi di no. Ho ritrovato lo stesso metodo di lavoro, mister Indiani e lo staff tecnico sono gli stessi. Ed i metodi di lavoro non sono cambiati: lavoriamo tantissimo sul campo durante la settimana, fatichiamo parecchio per limare e migliorare i nostri difetti, ed è anche per questo che ci teniamo tantissimo a far vedere i nostri progressi la domenica in campo. E ci stiamo male quando non ci riescono alcune cose. Indiani è un grande professionista, ed ha trasmesso una profonda cultura del lavoro a tutto il gruppo. Anche il direttore, Paolo Giovannini, è rimasto dalla passata esperienza. Sono cambiati moltissimi compagni, ovviamente. Praticamente di quelli con cui ho fatto la scalata dalla D è rimasto soltanto l’attuale capitano, Vettori, e Grassi, prima di infortunarsi gravemente purtroppo (rottura completa del tendine d’achille, ndr). Siamo noi gli elementi con più battaglie alle spalle, e abbiamo quindi la responsabilità di essere le guide del gruppo.

 

Proprio l’infortunio di Grassi vi ha privato di un elemento di qualità assoluta per la Lega Pro

Sì, la perdita di Gigio (Grassi, ndr) è stata grave. Una brutta mazzata. Non soltanto dal punto di vista tecnico, per il quale ovviamente è un giocatore indiscutibile. E’ una grave perdita anche dal punto di vista umano, carismatico, all’interno dello spogliatoio. Ma proprio per questo dobbiamo riuscire a centrare l’obiettivo finale: lo dobbiamo anche a lui.

 

Che sensazioni hai provato quando a gennaio ti si è presentata questa opportunità? Senti di essere tornato a casa?

Quando a gennaio è iniziato il mercato ho ricevuto diverse proposte dalla Lega Pro. Avevo trascorso i primi sei mesi a Pisa, dove però le cose sono andate male sia per la famosa vicenda societaria, che tutti sapete, sia per un problema di pubalgia che ho avuto e che ho dovuto curare con attenzione. Ho valutato un po’ di ipotesi, ma poi quando Giovannini mi ha proposto di tornare a Pontedera non ci ho pensato due volte. Pontedera è casa mia, qui ho trascorso gli anni migliori della mia carriera fino ad oggi, e ho fatto parte del periodo migliore della società. Arrivammo vicino ad eliminare il Lecce nei playoff per la B nel 2013/2014. Vincevamo quasi sempre, eravamo una grande squadra ed un grande gruppo. Gruppo che è ottimo anche quest’anno, lo sottolineo: ovviamente però abbiamo un obiettivo diverso rispetto agli anni passati. Dobbiamo lottare tutti insieme, uniti, per conquistare la salvezza.

 

Domenica andrete a Lucca. Sarà una partita dura, contro una squadra che è fra le rivelazioni del campionato

A Lucca sarà durissima. Loro, soprattutto in casa, girano a mille all’ora. Ma dobbiamo pensare a noi stessi. Non possiamo andare là e nasconderci, perché sarebbe peggio e tutto sarebbe più difficile. Noi dobbiamo giocare con l’obiettivo di non snaturarci e non perdere la nostra quadratura. E’ importante fare risultato anche contro di loro, e proseguire sulla strada intrapresa da due domeniche. Dobbiamo essere bravi a dare continuità al nostro lavoro.

 

Chiudiamo con una domanda più generale. Lucca, Pisa, Parma due anni fa, e potremmo citarne moltissime altre: sempre più si vedono situazioni in cui all’interno delle società il calcio è messo in secondo o terzo piano, per dare spazio a interessi economici e strane operazioni, che lasciano i club scoperti economicamente. E’ un problema strutturale del calcio in Italia?

Credo proprio di sì. E’ un argomento che mi sta molto a cuore, e vi dico chiaramente come la penso: sono episodi, che purtroppo si ripetono quasi ogni anno, che fanno male al calcio. A lungo andare lo danneggeranno sicuramente, perché capisco anche i tifosi che rimangono sempre più sdubbiati da uno sport che non riesce a garantire la continuità e la legalità all’interno delle società. Ci dovrebbe essere un organismo di controllo superiore che permetta di evitare il ripetersi di queste storie. Non dimentichiamoci che il calcio non è soltanto la Serie A. E soprattutto una società non è fatta soltanto dai calciatori, ma ci sono anche tutti gli altri componenti, dallo staff tecnico ai magazzinieri, che devono portare uno stipendio a casa. Prima per un giovane giocare in Lega Pro, o in Serie C, era un privilegio. Adesso, se ha sfortuna, rischia di andare in un club dove non viene pagato, non vengono mantenute le promesse, e si ritrova a dover fare i salti mortali insieme alla famiglia per pagare un affitto. Ripeto: sono cose che fanno soltanto male al calcio.

 

Ringraziamo Andrea Caponi per la squisita gentilezza nel mettersi a nostra disposizione, ed il lavoro della società Us Città di Pontedera per averci messo in contatto con il giocatore nella più totale disponibilità.

 

Andrea Martino

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