Liverpool, la vittoria di un popolo che non l’ha lasciato mai solo

Era il 1990. Alla radio “Uomini soli” dei Pooh, vincitrice di Sanremo, si alternava alla colonna sonora dell’estate mondiale in terra azzurra,”Un’estate italiana” di Gianna Nannini ed Edoardo Bennato. Era un’altra epoca, un altro mondo, un altro calcio. Basti pensare che i due calciatori più forti della nostra generazione, Ronaldo e Messi, avevano appena 5 e 3 anni. Eppure, 30 anni dopo, c’è un filo conduttore indissolubile a riportarci indietro con la memoria, un filo rosso, un filo reds: il Liverpool.

Dal Liverpool al Liverpool, trent’anni dopo

Il Liverpool di Jurgen Klopp, ieri sera, ha riportato il titolo inglese nella città dei Beatles, e pensare che l’ultima volta, la competizione, non si chiamava neanche Premier League. È passato tanto tempo, quasi eterno, quasi maledetto. Sì, maledetto. Perché in questi tre, lunghi, decenni i reds ci sono andati vicini diverse volte al trionfo senza mai riuscirci. Neanche l’anno scorso con 97 punti, con il Manchester City che ne ha fatti 98.

Addirittura, quest’anno ci si è messo di mezzo il Covid-19 e il rischio di un campionato annullato, proprio quest’anno in cui gli uomini di Klopp erano in cima alla classifica e guardavano tutti dall’alto verso il basso.

Sembrava quasi un castigo divino, un castigo che avrebbe scoraggiato tutti ma non i tifosi della Kop.You’ll never walk alone” recita il loro inno e loro, da soli, i propri calciatori non li hanno lasciati mai. Neanche nei momenti più bui.

Quella di Klopp e dei suoi uomini è una vittoria della gente più che della squadra. La vittoria di quel bambino che nel 1990 non pensava di dover aspettare di diventar grande per rivivere una gioia simile. La vittoria dei tanti che non hanno avuto il tempo di rivederla. La vittoria di chi ha sempre amato quella maglia. Questa vittoria va a loro, a loro che non hanno mollato mai in questi 30anni. A loro che ci hanno sempre creduto.

A loro che il Liverpool non l’hanno lasciato mai solo.

Antonio Di Martino

Studente di Economia Aziendale, diplomato in ragioneria, con la passione per il calcio.

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