CalcioBolario – “Rabona”, l’origine di un complicato gesto tecnico

Come per molti altri ambiti, anche quello del calcio possiede un glossario tutto suo, una sorta di “CalcioBolario”, costituito da parole ed espressioni di cui non tutti conoscono i significati. Appassionati, professionisti, futuri allenatori e non: tutti devono conoscere e assimilare questo gergo per comprendere, ad oggi, le dinamiche del gioco.

Questa volta ci siamo chiesti da dove nasca l’espressione “rabona” ma, prima di procedere con un’analisi sull’origine, bisogna capire di cosa si stia parlando.

Si tratta di un gesto tecnico in cui il giocatore colpisce la palla spostando il piede calciante dietro quello di appoggio, incrociandolo, in un movimento che può genera un tiro, un cross o un semplice tocco, usato principalmente per i dribbling.

La giocata è stata resa famosa in tutto il mondo dagli argentini, che la utilizzarono già ai Mondiali di calcio del 1930 in Uruguay, ma il termine venne coniato più tardi.

Il primo utilizzo risale al 19 settembre 1948: durante una partita tra Estudiantes e Rosario Central, Ricardo Infante realizzò una rete con la rabona, calciando da circa 35 metri. Un giornale locale, nel descrivere la rete, utilizzò per la prima volta il termine. Quest’ultimo deriva dal castigliano “rabo”, ovvero coda, e può essere tradotto come “colpo di coda”.

Che sia per esigenze pratiche o qualità tecniche, nel corso degli anni divenne il marchio di fabbrica di fenomeni e leggende assolute come Maradona e Baggio.

Caterina Pullia

Nata nel marzo 1999 a Lamezia Terme, studia "Comunicazione, tecnologie e culture digitali" all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Scrive di calcio e di Juventus, a cui è fortemente legata.

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