Clear Monday, Il Napoli crolla e il capolavoro di Allegri, centodieci anni di Inter e Silva manda il “diavolo” in paradiso, Palermo con orgoglio

Benvenuti a Clear Monday l’unica rubrica in lotta con se stessa anche se, in cuor suo, conosce la risposta.
Altre valutazioni.
1. Crollo Napoli. È vero, il prologo lascia trapelare un’ombra drammatica financo sepolcrale e, forse, dopo un pareggio in quel di San Siro lo stato d’animo dovrebbe tingersi di un colore meno tetro. Sarebbe così se non fosse che, nel giro di una settimana, la colonna sarrista ha abdicato a favore di una Juventus con, udite, addirittura una partita da recuperare. Sarri pare aver smarrito la dote taumaturgica che, con sapienza proletaria, ha educato in questi anni all’ombra del Vesuvio.
L’epilogo mesto è concreto e il pensiero che il tutto si dissolva in un’effimera illusione trapela in ansia e terrore. Il meno quattro punti dalla vetta (dando per cosa fatta la vittoria della Juventus nel recupero) suona come una sentenza inesorabile, sicché scoramento e afflizione pervadono le valli paludose vesuviane. Crederci, però, è un dovere, il sogno rivoluzionario non muore mai.
2. Una settimana da Dio. Parlare delle spedizioni in terra nostrana della Juventus è ormai una pratica pleonastica e se vogliamo banale. Lunedì scorso, provocatoriamente, avevo “esortato” la truppa allegrista ad una dimostrazione in campo europeo. Ipse dixit.
Nella romantica cornice di Wembley, la “vecchia signora” – dopo un’ora di patimento e afflizione – ha infranto l’incantesimo regalandosi una notte di bagordi e bisboccia.
Lo scudetto scritto dalla storia è notificato dal presente: il popolo bianconero auspica desideri nelle notti stellate europee, facendo vedendo. Intanto il buon Max ghigna.
2 bis. E’ il capolavoro del metodo Allegri, il dialogo. Sia dunque gloria.
3. Sollievo Inter. I neroazzurri, senza volerlo, regalano il tricolore agli atavici rivali, fermando il Napoli.
Un match privo di emozioni ma che consente, quanto meno, di evitare l’ennesima brutta sconfitta. I cugini rossoneri spingono dal basso e l’orizzonte non appare tanto sereno.
Mi sarei aspettato una stagione diversa e Spalletti, forse, deve ancora trovare la quadratura del cerchio. Se mai ciò possa accadere, in quel di Appiano, dove il caos magmatico impera con alterigia. Lì tutto è disagio e pencolamento, ma vissuto come un rito liturgico. Amen.
3 bis. Centodieci anni di storia, #amala.
3 ter. Cazzo quanto disagio, dilagante.
4. Diavolo in paradiso. Dopo la lezione impartita da Monsieur Arsène Wenger nella notte di giovedì, il Milan torna a sorridere grazie alla prima gioia di André Silva.
I numeri di Rino Gattuso iniziano a farsi interessanti financo aulici: decimo risultato utile consecutivo, otto vittorie e due pareggi. Un ruolino di marcia che dalle parti di Milanello non vedevano dai tempi di sua maestà Carletto Ancelotti.
A margine di un match urfido e tirato, Suso – dalla sua cesarea ispirazione – dipinge un arcobaleno che Silva di testa spedisce là dove cullano i sogni più remoti dei tifosi rossoneri e, a cinque secondi dal triplice fischio, è trionfo inesausto, gioia e felicità. Vittoria pesantissima e obiettivo sempre più alla portata di mano. Serve, però, lucidità e calma per proseguire quel sentiero di saggezza e abnegazione tracciato da Gattuso nel giorno del suo insediamento. Lui, figlio di Carlo il grande, discendente della stirpe d’oro rossonera, è lì sulla plancia di comando a guidare i suoi sul campo di battaglia. Passo a passo, sofferenza dietro sacrificio, lacrime e gioia.
4 bis. Come?! Non so che minchia ho scritto, sti cazzi.
4 ter. Ieri non ho seguito la partita, ma ho appreso del goal in tempo reale. Diciamo che è stato un week-end intenso e abbracciare la persona più importante della tua vita in quell’istante, anche se lei disconosce l’esistenza di Silva, è poesia.
5. Orgoglio Palermo. I rosanero tornano alla vittoria nel momento più difficile della stagione e, forse, in pochi ci credevano.
Tre punti fondamentali contro una diretta concorrente come il Frosinone e cielo che inizia a schiarirsi sul Viale del Fante. Ho ripetutamente scritto come il tecnico dovesse riprendere il dialogo con la squadra, perché ci sono attimi in cui non puoi tornare indietro sicché cerchi la forza per guardare avanti.
Marzo è inoltrato, le partite iniziano a pesare così come la consapevolezza di non poter più disperdere per strada energie e rimpianti.
Sabato prossimo a Novara i siciliani si misureranno, ancora una volta, con con se stessi: l’ostacolo più ingrato è il superamento dei propri limiti. Per far ciò i ragazzi di Tedino devono giocare con la lucidità dei grandi e la follia della passione, perché solo chi ascolta il proprio cuore si sveglia, altrimenti rimarrà prigioniero delle proprie paure. Sarà ecatombe e calvario inesausto.
5 bis. Jung idolo.
5 ter. È stato un week-end incredibile, intenso e pieno di colpi di scena. Di goal inattesi, di sorrisi scambiati, di lacrime per paura e pianti di gioia, vietato ai deboli di cuore: dicono che si chiami amore.

A lunedì

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