Domenica Biancorossa, ultima puntata (per ovvie e tristi ragioni)

Sei anni fa l’Ancona centrava il suo triplete: Coppa Marche, Coppa Italia Dilettanti, Campionato d’Eccellenza.  Ieri si è materializzato il triplete della disfatta: retrocessione, più che probabile fallimento, scomparsa dal calcio. Tutto questo a febbraio era un rischio concreto, ma si poteva rimediare, se non per il salvataggio della stagione, almeno per quello della società, dei 112 anni di storia e dell’orgoglio.

Calvario-bis

Delle responsabilità di Sosteniamolancona, di Miani, Mastropietro, Ranieri Di Nicola e così via, abbiamo discusso fino allo sfinimento. Ma le responsabilità di costoro si sono estinte il 26/7, quando abbiamo capito che l’US Ancona 1905 non avrebbe preso parte al campionato di Serie D. Da quel momento, nascondersi dietro Miani è stato ridicolo ed arriviamo a dire ingiusto. Morta un’Ancona, se ne sarebbe dovuta creare un’altra specie da parte di chi da dicembre – Sergio Schiavoni – ha costantemente ripetuto che bisognava portare i libri in tribunale, che se Miani si fosse arreso prima avremmo la squadra fatta, questo lo ha detto pochi giorni fa in una delle rare interviste a Radio Tua, e che la domanda di affiliazione era bella e pronta. Senza dimenticare la famosa, assieme a Vecchiola – “Categoria più alta possibile”.

Il DS doveva essere Vecchiola, anzi no forse Sfrappa, mentre per la panchina dopo il rifiuto di Monaco, a cui mister Imesa “credeva di fare un favore” si puntava su Gadda, e infine su Trillini, ma nessuno ha mai capito se fosse Stefano o Sauro. Nel caso di quest’ultimo, non sarebbe stato carino farlo scendere in Eccellenza per poi – dopo che è stato per anni il tecnico “delle emergenze” – dargli l’ennesima squadra al risparmio. Se devi portarti Trillini in Eccellenza, cioè se lui accetta di scendere, almeno fagli una squadra che a ottobre ammazza il campionato. Me spiego?

Invece il tempo passa, e Sergio comincia a vacillare: “Non la vedo bene, ho un solo sponsor ma magari parto lo stesso. Botta di entusiasmo. Entra in scena – dopo il rifiuto dello sponsor abruzzese portato da Gnocchini – Stefano Marconi, personaggio del territorio, molto solido che ha già avuto esperienze nel calcio. Identikit perfetto, da sogno. Nessuno si mette a discutere sulle abitudini vacanziere di Marconi, ma il fatto che dopo il colloquio di sette ore sia andato in Toscana e non si sia fatto sentire, così risulta, per una settimana, mentre l’Ancona aveva l’acqua fino ai capelli, qualche sospetto lo ha generato.  E infatti una settimana fa è arrivato il comunicato congiunto. Fine della corsa, e beffardi auguri a Mondini il quale ha il merito di essere andato avanti perché qualcosa ha annusato. Ma ormai ha il cerino in mano e il suo progetto – snobbato dall’altra cordata – finanziariamente è deboluccio. Ma lui ci prova.

Schiavoni intanto viene smentito da Sfrappa, che è tornato a Perugia dopo l’ultimo incontro convinto di essere il DS. E invece il comunicato lo pesca mentre è in macchina. Un giornalista del Corriere Adriatico lo informa e lui trasale, perché è convinto di aver fugato i dubbi di Schiavoni e Marconi. Schiavoni, che è comprensivo come è refrattario agli interventi in radio, ricuce il rapporto coi tifosi – leggermente irritati – così: “Prima ero dispiaciuto, adesso mi rendo conto che ho fatto bene“. Grazie. Nel comunicato, per altro, si parlava della mancanza di tempo. In effetti dalla fine dell’US Ancona 1905 abbiamo tutti avvertito l’ebrezza della velocità. Non potevi distrarti un attimo che succedeva qualcosa di nuovo. Intendiamoci, chi scrive non ce l’ha con Schiavoni, persona simpaticissima se non si parla di calcio e di politica, ma ciò che è parso inaccettabile è stata la costante posizione di mezzo assunta nella questione Ancona. Di solito gli imprenditori o sono interessati o non lo sono. Ad Ancona non lo è nessuno; ma il “Non posso gestirla però faccio lo sponsor però lo staff tecnico e la squadra li faccio io“, alla lunga stufa, anche perché i problemi Comune, stadio, poca affluenza e costi elevati,  ci sono dai tempi dei dori. E traccheggiare ha portato alla fine del calcio anconetano.

Cosa resterà di Schiavoni, che ha criticato Sosteniamolancona negli ultimi mesi, mentre solo nell’estate del 2016 accusava chi sollevava obbiezioni di disfattismo e intimava di lasciar lavorare l’associazione in pace? In questa fase resterà solo il fatto di aver sfiorato l’incidente diplomatico con Gadda:Non è un grande allenatore, e poi nel 2006 con quello che mi ha chiesto ho pagato 3 persone“. Gadda – che ha riportato la trascrizione su Facebook della telefonata avuta con Schiavoni 2 mesi fa – a dicembre a proposito del 2006 aveva detto al Corriere del Conero: “Le distanze erano tecniche non economiche, perché per me l’Ancona è sopra ogni cosa“. A voi la sentenza.

Per altro la condannata (oggi) gestione dei tifosi avrebbe potuto essere evitata se gli imprenditori avessero scelto di rilevare una squadra di Serie C giunta sesta e sana nel 2015 da Marinelli.

Giù le mani dalla Curva

L’epilogo lo conosciamo. Siamo la squadra che ha avuto una società che è nata e morta in poche ore. Chi conosce l’autore di queste righe sa che non sempre è stato d’accordo con la Curva, ma ieri si sono letti post e commenti di curvaioli sfegatati che hanno dato addosso agli ultras convinti che questi abbiano costretto Mondini a rinunciare. Mondini ha rinunciato di testa propria, forse ammettendo implicitamente ciò che sapevamo tutti, ovvero che l’US Ancona 1905 asd stava su con la colla stick finanziariamente. La Prima Categoria ha fatto il resto. La mail della Curva, non è la causa, casomai potrebbe essere il pretesto, altrimenti sarebbe bastato che Mondini chiedesse al comitato “Salviamo i Marchi” di convocare un’assemblea per decidere col parere del singolo tifoso. Ma era chiaro che non si sarebbe andati lontano.

Ed eccoci qua. Siamo certi che l’anno sarà uno e sarà sabbatico? I problemi si ripresenteranno a chiunque sia l’eroe che proverà a rilanciare il calcio, e evitare le categorie infime sarà impossibile. A questo punto meglio affidarsi a qualcuno di fuori visto come si comportano quelli dentro, a patto che quelli di fuori non siano bizzarri manager modaioli toscani, chi segue Facebook capirà. Altrimenti,  chiediamo a Italia 1 di ripristinare Campioni, il reality sul calcio, in modo da avere sponsor di livello e la città sempre in vetrina così da smettere di far credere che “Ancona è vicino Pescara”. In ulteriore alternativa, si potrebbe sperare di diventare squadra satellite del Liverpool, così da tornare alle origini. Di certo, che lo gestiscano imprenditori tifosi, marziani, due piccoli serpenti e l’aquila reale, per fare calcio servono soldi. E ad Ancona nessuno ha voglia di foraggiare una passione.

Prima di chiudere, salutiamo e ringraziamo il Comune che ha considerato l’Ancona una come tante e gli lasciamo il Del Conero – stadio che ha visto l’ultima Ancona sconfitta dalla Sambenedettese – da destinare ad altri usi. E ringraziamo gli imprenditori e chi non ha saputo vedere nell’Ancona un’opportunità piùttosto che un intralcio. Ciao Ancona, come canterebbe Vasco, è stato splendido amarti. Restiamo in attesa di un tuo ritorno.

Stefano Beccacece (On Twitter @Ceceol)

 

 

 

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