Lega Pro, Girone A: i “Pro & Contro” della 28^ giornata

Come ogni giovedi, eccoci puntuali con la rubrica che settimanalmente analizza più approfonditamente i temi principali emersi dalla giornata di campionato di Lega Pro appena trascorsa.

La 28^ giornata del Girone A ci ha evidenziato ancora una volta, se mai ce ne fosse stato il bisogno, che l’Alessandria è ormai in grande crisi di risultati in trasferta. Un solo punto raccolto nelle ultime cinque gare lontano dal Moccagatta sono il ruolino di marcia di una pericolante, non di una squadra prima in classifica.

L’ennesimo 0-0 ottenuto a Pistoia ha fatto assottigliare ancora di più il margine che i grigi conservano sulla Cremonese. Gli uomini di Braglia adesso hanno soltanto 4 lunghezze da difendere, che con 10 partite al termine rappresentano un’inezia. I grigiorossi non si sono abbattuti neanche quando sono scivolati a -8 o -9: essere a soli 4 punti di distacco con ancora due mesi di campionato da disputare è uno stimolo incredibile per i lombardi.

L’Alessandria non dovrà commettere l’errore di farsi prendere dalla frenesia e guardarsi troppo alle spalle. I piemontesi sono il migliore organico del girone, devono riacquisire molte delle certezze perse e riusciranno a tagliare per primi il traguardo finale. Pensare però di poterlo fare ottenendo i tre punti soltanto fra le mura amiche sarebbe uno sbaglio enorme. Braglia deve scuotere lo spogliatoio dalla paralisi mentale che lo attanaglia nelle trasferte, e riuscire a smuovere la classifica anche nelle gare esterne.

 

Come detto, la Cremonese è lanciata. I grigiorossi in questo momento sembrano in trance agonistica. Tesser ha il dovere di incanalare al meglio questa energia positiva, cercando al contempo di intervenire il meno possibile con scelte tecniche che potrebbero turbare l’equilibrio dinamico trovato dai suoi uomini. In questo momento la Cremonese ha bisogno esclusivamente di qualcuno che opti le migliori scelte sulla base della condizione fisica: a livello mentale Brighenti e compagni sarebbero in grado di giocarsela alla pari anche con il Barcellona.

La partita di Olbia forse è il manifesto migliore di questo periodo: sotto di un gol e con molte difficoltà nel presentarsi con pericolosità davanti al portiere avversario, è bastata una scintilla ai grigiorossi per incendiarsi, e rosicchiare altri due punti sul primo posto.

 

Chi sta invece letteralmente naufragando, in preda ai limiti strutturali e caratteriali della squadra, uniti alle difficoltà gestionali della società, è il Livorno. Fino a che, bene o male, la situazione in classifica si è mantenuta accettabile, grazie a dei grandi sacrifici da parte di Foscarini e dei giocatori, anche l’ambiente ha spinto in maniera positiva. Da quando la situazione dell’infermeria è tornata drammatica, e con essa anche quella sul campo, sono riesplose tutte le critiche rivolte ad Aldo Spinelli ed alla sua gestione del club.

L’Armando Picchi si è trasformato in un territorio di conquista: quello che doveva essere il baluardo nel quale costruire un campionato di vertice, si è trasformato nel tallone d’Achille per i labronici. La sconfitta con la Robur Siena ha tagliato definitivamente le gambe alle ambizioni di recupero sul primo posto nutrite fino a cinque giorni fa dagli amaranto. E di concerto a ciò, ha riaperto quella che di fatto è una frattura insanabile fra l’attuale società e l’intero ambiente.

Ne risente certamente il rendimento della squadra, che si trova a dover disputare le partite casalinghe in un clima surreale. Se a questa situazione ci aggiungiamo una serie di infortuni talmente grave da far pensare a qualche operazione di malocchio indirizzata agli amaranto, il quadro assume tinte tragiche. Arrivato a gennaio per rimpiazzare Vantaggiato e Cellini, infortunati, dopo venti minuti dal fischio iniziale Calil ha dovuto alzare bandiera bianca. Fischiare mister Foscarini per l’ennesimo passo falso casalingo è ingeneroso. Sfideremmo chiunque a raccogliere dei risultati di rilievo con quasi tutti gli elementi di spicco della rosa fuori per infortunio.

Indubbiamente anche l’ex tecnico della Pro Vercelli ha sbagliato qualche scelta dall’inizio della stagione, ma non dimentichiamoci che è lo stesso allenatore capace di guidare il Livorno fino a 13 risultati utili consecutivi. In quella striscia positiva gli amaranto si erano avvicinati fino al -4 dalla vetta. Uno sforzo pagato pesantemente, se si guarda alla classifica odierna. Ma niente è perduto. Adesso i labronici dovranno riorganizzare le forze, ricompattare lo spogliatoio e l’intero ambiente, e puntare tutte le proprie carte vincenti su un playoff tutto da giocare e da interpretare al meglio.

La stagione non è ancora terminata, e soprattutto non è già da buttare.

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