Moreo l’uomo del destino, il talismano Fano, il trionfo di Inzaghi e Tacopina: cronache del B-day veneziano

Con clamore, sofferenza fino alla fine e tanta rabbia repressa in questi 12 anni. Ieri il Venezia ha finalmente concluso la sua dannata rincorsa alla Serie B, centrando con straordinario anticipo l’obiettivo prefissato dalla società. E’ stata la festa di una città intera, al Penzo. Di Tacopina, Perinetti e Inzaghi, il tris d’assi che ha fatto risorgere il Venezia dalle ceneri. Di capitan Soligo e compagni, protagonisti del campionato più dominato da quando la Serie C si chiama Lega Pro. E infine di tutti quei tifosi logorati da anni passati sui campi di provincia e ora in estasi per un traguardo che sa di liberazione.

La cornice di questo ormai già storico 15 aprile 2017 è stata ancora una volta il romantico Penzo, forse al suo ultimo viaggio nel calcio che conta. Il pubblico ha provato a essere quello delle grandi occasioni, quasi impreparato e incredulo dinanzi a un traguardo apparso troppo a lungo una chimera. Il clima di festa si è comunque fatto sentire a pieni polmoni sin dal calcio d’inizio, “tanto già lo so che l’anno prossimo gioco di sabato” il motivo più ricorrente. Poi la partita messa sui binari giusti da Moreo, l’uomo della provvidenza di questo Venezia: avviatore della rimonta contro il Parma (in quel 2-2 che a conti fatti è stato lo spartiacque della stagione), mattatore nel derby di lunedì e ieri autore del gol promozione.

Ha rischiato di non bastare. I lagunari si sono complicati la vita nella ripresa subendo il ritorno del Fano, non risparmiando nemmeno ieri tanta tensione al pubblico di casa. Dopo il legno colpito da Modolo, il timore della beffa si è fatto fortissimo. Ma il Fano non ha più fatto scherzetti, confermandosi una formazione di ottimo auspicio per le fortune arancioneroverdi: in tutti e tre i campionati in cui il Venezia ha trovato i granata sulla sua strada è poi arrivata la promozione (ieri come nel 1990-91 e nel 2012-13). E così, l’urlo “Serie B! Serie B! Serie B!” è esploso veemente al triplice fischio che in un amen ha fatto scivolar via un decennio di delusioni.

E’ il momento della festa in campo, tra brindisi, proclamazioni e parole dei protagonisti. Ha le lacrime agli occhi Evans Soligo, nato a Marghera e in gol con la maglia della sua città già nel 2002-2003. Ma non è l’unico. Perinetti è il primo a prendere la parola e a celebrare il percorso di una società che in due anni ha realizzato un fantastico doppio salto di categoria. E questo è solo l’inizio, garantisce un raggiante Joe Tacopina. Il numero uno del club ha lo stadio ai suoi piedi, è autore di un autentico show in conferenza stampa e ribadisce la conferma di Inzaghi per la prossima stagione. Quel Super Pippo che non ha avuto nessun timore di farsi piccolo per tornare grande: il suo lavoro alla guida degli arancioneroverdi è stato fin qui eccellente e c’è tanta voglia di protrarlo fino ai palcoscenici più alti.

La finale di Coppa Italia Lega Pro, la Supercoppa, la campagna acquisti per la Serie B, il nuovo stadio. Tutti pensieri esaltanti, a cui sarà bello guardarvi da domani. Oggi invece si festeggia, ci si lascia andare come le quattro bandiere che svettano sullo stadio. Quella statunitense in omaggio a Tacopina, il tricolore italiano, l’emblema del Venezia FC e il gonfalone di San Marco. Garriscono tutte, a celebrare il Venezia che rinasce.

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