I ramarri ingoiano il rospo: ma questo Pordenone meritava la finale

In casa Pordenone, la delusione del giorno dopo è tanta e pesa come un macigno. Una finale playoff sfumata ai rigori, al termine di una partita che si preannunciava maledetta e maledetta è stata. Per quanto la squadra di Tedino abbia fatto il possibile e anche qualcosa in più per cambiare il destino.

Senza Arma, Stefani e Berrettoni, i friulani si apprestavano ad affrontare il già più quotato Parma in una situazione di totale emergenza. E per tutto il primo tempo, l’assenza dei big si è sentita eccome: la retroguardia crociata ha gestito in scioltezza il vantaggio pescato da Scaglia, con Frattali che si è sporcato i guantoni solo per le estemporanee folate di Cattaneo.

Nella ripresa però, mister Tedino ha rifilato un’autentica lezione di tattica al collega D’Aversa. Il cambio di modulo in corsa ha dato nuovo slancio al reparto offensivo neroverde, che con pazienza e lucidità ha schiacciato il Parma nella propria metà campo. A dieci minuti dal 90′, i gialloblù sono finalmente crollati sotto la deviazione vincente di Marchi. Per il finale di partita e tutti i supplementari il Pordenone ne aveva di più, ma a vanificare una clamorosa vittoria ci ha pensato l’arbitro Pillitteri. Il fischietto palermitano è andato in tilt nell’extra time, prima fermando il gioco con Padovan lanciato a rete in situazione di due contro uno, quindi negando un rigore solare a Buratto a 120′ scoccato. Poi arrivano sì, i tiri dal dischetto, ma quelli che ai ragazzi di Tedino hanno fatto più male, fino al fatale errore di De Agostini.

Così la strada del Pordenone verso la Serie B finisce ancora una volta al penultimo atto. Restano gli applausi del Franchi, anche da parte degli avversari (lo stesso D’Aversa ha sportivamente ammesso la superiorità neroverde nella partita di ieri). Sono pochi i rimpianti: questa squadra ha dato la sensazione di essere andata oltre i propri limiti. Eppure il verdetto è spietato e condanna la stagione del Pordenone. Ma i risultati sono tutto solo dal lato dei vincitori. Chi va a casa piange, ma può anche fermarsi a guardare il cammino lasciato alle proprie spalle: quello dei ramarri di Tedino è florido e spinge a essere positivi per il futuro. Anche se oggi è difficile rendersene conto.

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