Totonero, 23 marzo 1980: lo scandalo che travolse il calcio italiano

Il 23 dicembre 1980 tutti gli indagati vennero prosciolti. Stessa sorte, però, non si manifestò in ambito calcistico

I meno giovani sicuramente ricorderanno quanto successo nella stagione 1979-1980. Una stagione che è passata alla storia come quella dello “Scandalo italiano del calcioscommesse”, meglio nota come Totonero. Una macchia indelebile per il nostro sistema, e sopratutto per alcune delle società che, complici le attività losche di alcuni tesserati, porteranno per sempre i segni di questa vicenda.

IL FATTO

Tutto è iniziato da un idea di Massimo Cruciani, un grossista di ortofrutta, il quale aveva rapporti di lavoro con Alvaro Trinca, ristoratore di Piazza del Popolo, Roma. Il suo locale era frequentato da diversi giocatori di Lazio e Roma, ed è proprio lì che iniziarono a nascere le prime combine che, tra gli altri, ebbero come principali protagonisti Albertosi (Milan), Cacciatori e Wilson (Lazio). Tutti e tre vennero, poi, radiati.

La prima gara in assoluto, fu Palermo-Lazio, amichevole disputata il 1° novembre 1979: il risultato preventivato, e poi raggiunto, fu un pareggio. Attraverso il coinvolgimento di alcuni tesserati del Milan (Albertosi e Morini, nonché l’allora presidente Colombo), il 6 gennaio 1980, fu truccata con successo anche Milan-Lazio, finita 2-1. Lo stesso avvenne anche per Lazio-Avellino del 13 gennaio, finita 1-1.

Ad un tratto, però, qualcosa andò storto: Cruciani e Trinca iniziarono a perdere centinaia di milioni a causa del fatto che diverse partite non terminarono come preventivato. Pertanto, nonostante il tentativo di Felice Colombo di acquistare il loro silenzio con 20 milioni di lire, i due denunciarono il tutto alla Procura della Repubblica di Roma. Il 23 marzo 1980, poi, la magistratura dispose gli arresti, per i tesserati coinvolti, direttamente sui campi da gioco. Le riprese di 90° minuto sono storia, in tal senso.

Dal punto di vista penale, furono tutti prosciolti. Lo stesso, però, non avvenne in ambito calcistico. I tribunali sportivi, infatti, tra primo e secondo grado confermarono quasi tutte le proprie decisioni. Sicuramente, le più incisive furono quelle riguardati Milan e Lazio: dapprima, infatti, furono i soli rossoneri ad esser retrocessi in Serie B; stessa sorte, poi, tocco ai biancocelesti, che in grado d’appello, svoltosi presso la CAF (Corte di Giustizia Federale), passarono dai 5 punti di penalizzazione, alla retrocessione in Serie B.

GLI ESITI DELL’APPELLO

In appello, Juventus, Napoli e Pescara risultarono, così come in primo grado, assolte. Come già anticipato, invece, Lazio e Milan furono retrocesse in Serie B. Avellino, Bologna e Perugia, invece, ricevettero 5 punti di penalizzazione da scontarsi nella stagione successiva.

In Serie B, invece, dopo l’assoluzione in primo grado di tutte le società, in appello Palermo e Taranto ricevettero una condanna a 5 punti di penalizzazione per la stagione successiva. Per Genoa, Lecce e Pistoiese, invece, fu confermata l’assoluzione.

Francesco Cipriani

Studente di legge e aspirante giornalista. Appassionato di calcio e di sport in generale!

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