Vulpis a TLM: “Più di danni parlerei di mancati guadagni nel calcio, i club italiani hanno le loro colpe. Sarà il mercato del baratto”

Ai microfoni di Radio Musica Television è intervenuto il direttore di Sporteconomy, Marcel Vulpis, il quale, durante il programma “Taca La Marca”, si è soffermato sulla situazione d’emergenza del calcio italiano. Ecco quanto emerso.

I danni economici per il calcio: “Più che danni definirei mancati guadagni, noi come Sporteconomy abbiamo cercato di stimarli nelle due ipotesi: quella di ripresa e quella in caso di stop definitivo. I due dati sono molto differenti, e corrispondono a 220 milioni di euro in caso di ripartenza e 700 milioni in caso di stop definitivo. Della prima ipotesi secondo me è inutile parlare, visto che la situazione sanitaria non è ancora ben definita e quindi non si possono avere dati su un eventuale ritorno in campo, la seconda ipotesi invece rappresenterebbe una grande perdita visto che di questi 700 milioni, 350 derivano dalle pay tv Sky. Questo è un grande problema, specialmente per le società che si ritroverebbero senza liquidità e ciò si aggiungerebbe a tutti gli altri problemi economici che, con la pandemia di Coronavirus, si sono ingigantiti. Come per la Lega italiana, anche altri campionati come Premier League, La Liga e Bundesliga presentano dei rossi al bilancio, ma la differenza sta nel fatto che i soldi negli altri campionati sono stati utilizzati per creare e migliorare gli stadi e le infrastrutture, a differenza del nostro paese dove dal 2011 ci sono stati due stadi nuovi, quello della Juventus e Frosinone e due stadi riammodernati, quello del Sassuolo e dell’Udinese”.

Rischio estinzione: “I club italiani se la devono prendere con loro stessi se questa è la situazione, visto che dal punto di vista della competizione sul mercato internazionale le altre leghe sono nettamente superiori. Ricordo che 15/20 anni fa il Barcellona e la Roma avevano lo stesso fatturato; dopo questo tempo il club azulgrana è riuscito ad accrescere in maniera esponenziale il proprio fatturato facendolo arrivare a somme che doppiano quelle della società capitolina. Questo è dovuto sia alla qualità dei giocatori acquistati, ma anche alla qualità dei dirigenti che hanno lavorato nelle rispettive squadre. Purtroppo in Italia è mancato il rinnovamento della classe manageriale”.

Betting: “Si è deciso di sacrificare uno dei settori che andava meglio e che procurava introiti nel settore sponsorizzazioni. Il senso del gioco è insito nella natura umana, ma pensare che questo sia un paese di ludopatici e una completa sciocchezza.”

Il mercato futuro: “Mi aspetto il mercato del baratto, manca liquidità in Italia come all’estero. Sarà difficile vendere, per esempio, e incassare milioni di euro come prima anche per giocatori non Top”.

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